Γλώσσα-Lingua-Language: 
Hellenic Italiano English
 
2006-2011    |    2012-2013    |    2014-2015    |    2016-2017

  • DISCORSI & MESSAGI
  • MATERIALI
  • LINK
  • NATALE 2011
  • MESSAGGIO PATRIARCALE PER LA SANTA PASQUA 2011
  • SANTA EGRANDE QUARESIMA 2011
  • NATALE 2010
  • PASQUA 2010 MESSAGGIO
  • DOMENICA DELL'ORTODOSSIA 2010
  • DISCORSO CATECHETICO 2/2010
  • NATALE 2009
  • PASQUA 2009
  • INDIRIZZO, 2006

 

 

+ B A R T O L O M E O
PER GRAZIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA
GRAZIA, PACE E MISERICORDIA
DA CRISTO SALVATORE GLORIOSO RISORTO


Figli amati nel Signore,

Di nuovo con gioia e pace rivolgiamo a  voi il saluto festoso e pieno di speranza: “Cristo è risorto!”.

Le coincidenze ed i fatti del momento presente sembrano non giustificare la gioiosità del nostro saluto. Le catastrofi naturali che si sono consumate, per le scosse sismiche e per le immense onde del mare e le conseguenti minacce di presumibili esplosioni delle centrali nucleari, ma anche i sacrifici umani per i conflitti bellici e le azioni terroristiche, mostrano il nostro mondo tremendamente ferito e che sussulta sotto la pressione di forze naturali e spirituali cattive.

Tuttavia la Resurrezione di Cristo è saputamente vera e fornisce ai fedeli cristiani la sicurezza e a tutti gli uomini la possibilità di superare gli sfavorevoli effetti delle catastrofi naturali e delle deviazioni psichiche.

La natura si ribella quando la arrogante mente umana tenta di domare le forze infinitesimali, che il Creatore ha racchiuso nelle cose apparentemente insignificanti, nella massa e nei suoi elementi inerti.  Considerando spiritualmente i fenomeni naturali avversi, che colpiscono ripetutamente ed in successione il nostro pianeta negli ultimi tempi, siamo portati ad accettare il presupposto, che questi sono indipendenti dalla deviazione spirituale del genere umano. I segni della deviazione, come la cupidigia, la avidità, l’insaziabile brama di ricchezza, combinati con la indifferenza per la povertà di molti, che porta in sé lo smisurato arricchimento di pochi, non paiono agli scienziati naturali,  avere relazione con gli avvenimenti naturali. Ciò nonostante, per esaminare il tema in modo spirituale, il peccato turba non solo la armonia delle relazioni spirituali, ma anche di quelle naturali. Esiste una relazione nascosta tra il male etico ed il male fisico, e se vogliamo esonerare il secondo, allora bisogna che in qualsivoglia modo rifiutiamo il primo.

Il Signore Risorto Gesù Cristo, l’uomo nuovo e Dio, rappresenta il modello di influsso benefico del santo sul mondo naturale. Ha guarito le malattie fisiche e spirituali , ha disposto benefattori e risanato gli uomini, ma allo stesso tempo ha anche calmato il mare agitato e ha moltiplicato i cinque pani per sfamare cinque mila uomini, combinando così il ristabilimento della armonia spirituale e naturale. Se vogliamo avere influenza benevolmente, nelle circostanze avverse naturali e politiche attuali, allora non abbiamo altra via, che la fede nel Cristo Risorto e la osservanza dei suoi Comandamenti salvifici per l’uomo.

Cristo è risorto ed insieme ha fatto risorgere il carattere perfetto di questo uomo offuscato, divenendo primogenito e precursore della rinascita del mondo, degli uomini e della natura. Il messaggio della Resurrezione non è privo di una influenza sostanziale sulla qualità della vita umana e sull’armonico funzionamento della natura. Quanto maggiormente e più profondamente viviamo la resurrezione di Cristo nel profondo dei nostri cuori, tanto più benefico sarà l’influsso della nostra esistenza  su tutta la umanità  e sul mondo naturale. Le scienze naturali forse non hanno ancora individuato questa relazione tra rinascita dell’uomo e rinnovamento della natura, ma la esperienza dei santi, che deve essere anche la nostra propria esperienza, assicura ciò che è sperimentalmente accertato,  ossia che realmente l’uomo rinato in Cristo, ristabilisce l’armonia, turbata dal peccato, dei fenomeni naturali. Il santo in Cristo smuove montagne per il bene e l’uomo malvagio, contro Dio, smuove i suoli e innalza onde altissime, per il male.

Allora avviciniamoci verso la santità del Cristo risorto, affinché per la sua grazia calmiamo le onde naturali e morali, che colpiscono il mondo di oggi.

La grazia del Signore nostro Gesù Cristo Risorto, sia con tutti voi amati figli nel Signore. Ciò avvenga.


Santa Pasqua 2011

+ Il Patriarca di Costantinopoli
fervente intercessore presso Cristo Risorto
per tutti voi

 

 

 

+ BARTOLOMEO
PER GRAZIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI - NUOVA ROMA E PATRIARCA ECUMENICO A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA GRAZIA, PACE E MISERICORDIA DA CRISTO SALVATORE NATO A BETLEMME

 

Amati Fratelli Concelebranti e Figli benedetti nel Signore,

Nel mezzo della oscura atmosfera che ultimamente prevale nel mondo, di una variegata latente crisi economica, sociale, morale, e specialmente spirituale, la quale provoca negli uomini molta frustrazione, molta amarezza, molto sconcerto, molta preoccupazione, molta angoscia, molta delusione e molta paura per il domani, dolce di sente la voce della Chiesa: “Venite, fedeli, eleviamoci divinamente, per contemplare la divina discesa dall’alto a Betlemme, verso di noi visibilmente.” (Idiomelo della Sesta Ora di Natale).

Incrollabile fede dei cristiani è che Dio non osserva dall’alto e con indifferenza il cammino dell’uomo creato personalmente da Lui, a sua immagine e somiglianza. Per questo anche la Incarnazione del suo Unigenito Figlio e Logos fu fin dal principio una “Sua Benevolenza”, la sua volontà originale, il suo “volere pre-eterno”. Di assumere lui stesso, come estremo atto d’amore, la natura umana che aveva creato e renderla “partecipante della natura divina”
(2Pt. 1,4). E questo prima della caduta di Adamo ed Eva e anche prima della loro creazione.
Dopo la caduta di Adamo ed Eva, il “volere pre-eterno” della Incarnazione, ha compreso la Croce, la Passione Immacolata, la Morte vivificante, la Discesa all’
Ade, la Resurrezione dopo tre giorni, affinché il peccato che si insinua , che avvelena ogni cosa e la morte, passeggera clandestina della vita, abbiano fine e siano definitivamente bandite e perché l’uomo gioisca interamente della Paterna eredità dell’ eternità.

Ma la divina condiscendenza del Natale non si limita solamente alle cose relative alla eternità. Include anche il nostro cammino terreno. Cristo è venuto nel mondo per annunciare il Regno dei Cieli e per introdurci in esso, ma è venuto anche per salvare e guarire il male della umanità.

Più volte ha saziato miracolosamente la moltitudine di coloro che hanno ascoltato la Sua Parola, ha sanato i lebbrosi, ha risollevato gli storpi, ha donato la luce ai ciechi, l’udito ai sordi, la parola ai muti; ha liberato gli indemoniati dagli spiriti immondi, ha resuscitato i morti. Ha sostenuto il diritto degli oppressi e dei dimenticati. Ha stigmatizzato la ricchezza illecita, la mancanza di carità verso i poveri, ipocrisia e l”hybris” – l’
eccesso nelle relazioni umane; ha dato se stesso come esempio di volontario sacrificio e svuotamento a favore degli altri. Quindi durante questo Natale bisogna fare particolare attenzione a questa dimensione del messaggio della divina incarnazione.

Molti nostri simili e correligionari provano una terribile tentazione dalla crisi latente. Sono senza numero gli eserciti dei senza lavoro, i nuovi poveri, dei senza tetto, di giovani con “sogni infranti”. Ma Betlemme si interpreta come “Casa del Pane”. Siamo debitori dunque, fedeli, verso tutti i fratelli nella prova, non solo del “Pane Sovra-essenziale”, cioè del Cristo, che si trova, avvolto in fasce, nella umile mangiatoia di Betlemme, ma anche del quotidiano pane materiale della sopravvivenza e di tutto “il necessario per il corpo” (Gc. 2,16).

E’ l’ora della attuazione pratica del Vangelo, con elevato senso di responsabilità. L’ora nella quale si sente più intensamente ed in modo più pressante l’esortazione apostolica; “Mostrami la tua fede attraverso le tue opere” (Gc, 2, 18). Il momento, cioè la occasione di “elevarci con ispirazione divina”, all’altezza della virtù regale dell’Amore, che ci rende prossimi a Dio.

Annunciando queste cose dalla santa e martire cattedra della Chiesa dei Poveri di Cristo, ai figli del Patriarcato Ecumenico, ovunque nel mondo, invochiamo su tutto la divina condiscendenza, la infinita misericordia, la pace e la grazia dell’Unigenito Figlio e Logos di Dio, incarnato per noi per opera dello Spirito Santo e da Maria Vergine, al Quale siano la gloria, la potenza, l’onore e la adorazione, insieme al Padre e allo Spirito, nei secoli dei secoli. Amen.

 

Dato al Fanar, Natale 2010

+ Il Patriarca di Costantinopoli
Fervente intercessore presso Dio per voi tutti

 

 

 

 

 

A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA, GRAZIA E PACE
DA GESU’ CRISTO  SIGNORE E SALVATORE NOSTRO
E DA PARTE NOSTRA PPREGHIERA, BENEDIZIONE E PERDONO

 

Fratelli e Figli amati nel Signore,

“ E’ aperto lo stadio delle virtù, voi che volete lottare, entrate dopo esservi cinti della bella lotta del digiuno” [1], o meglio  sempre si trova aperto, da quando ancora il Signore della Gloria Molto Misericordioso, si è degnato di assumere la natura umana. Da allora chiama ogni  uomo a prendere parte ai doni infiniti della Grazia del Tuttosanto  Spirito e in modo particolare, durante questo tempo benedetto della Santa e Grande Quaresima.

Figli amati nel Signore,

La bontà infinita, il nostro vero Dio, adorato nella Trinità, ha creato il genere umano soltanto per amore per rendere gli uomini conniventi – per quanto questo sia possibile nella natura umana -, e compartecipi alla grandezza della Sua Divina Gloria.  Questo è lo scopo esclusivo della vita dell’uomo in ogni epoca. E’ alla realizzazione di questo scopo che tende tutta la Santa Tradizione, portatrice di Spirito, della nostra Chiesa Ortodossa, insegnando, interpretando e presentando l’intera immagine della vita spirituale e le varie lotte spirituali, nelle quali il fedele bisogna che progredisca con nobile sentimento.

Ogni Cristiano, attraverso il Sacro Mistero del Battesimo riceve la grazia dello Spirito Santo.  Se qualcuno si mette, con tutti i buoni propositi, ad amare Dio, allora la Grazia, in maniera inspiegabile, lo rende partecipe della ricchezza dei suoi beni. Chi dunque desidera trattenere questa esperienza di Grazia, si sforza con grande gioia di allontanare dalla propria anima, i beni passeggeri del tempo presente e di far proprio il tesoro nascosto  della vera Vita.  Secondo il grado di successo, in cui progredisce l’anima nella lotta spirituale, si manifesta in proporzione il dono divino della Grazia, la bontà del Signore,  celata nella sua profondità, bontà che diviene guida sicura nelle prove spirituali di ogni genere. [2]

Questa lotta spirituale, per ogni fedele, è continua, e quindi per questo bisogna che abbia ogni giorno, ogni momento un nuovo inizio. “ E’ giunto il tempo, l’inizio delle lotte spirituali, la vittoria contro i demoni, la continenza con tutte le sue armi, lo splendore degli Angeli, la franchezza davanti a Dio” [3]. Così la Santa Quaresima è un inizio continuo della rinascita spirituale e del rinnovamento dell’uomo. Per questo anche l’innografo del Triodion ci orienta correttamente nel suo proprio contenuto, dicendo che, il digiuno corporale dato dal digiuno dai cibi, se non è accompagnato dalla purificazione conseguente ad una lotta che allontana le passioni, non risulta esser motivo di cambiamento della vita e pertanto viene in odio a Dio come menzognero. [4]
Certamente  il fatto che  l’uomo possa concentrare la sua mente sull’opera di conoscenza di Dio e riportarla dalla sua dispersione passionale alla propria realtà, rappresenta un lavoro faticoso e lungo e tuttavia indispensabile e determinante  per la sua consistenza spirituale e per tutta la sua vita sociale. La via della virtù, per coloro che la intraprendono, appare dura ed esageratamente sgradevole, non solo perché essa è tale effettivamente, ma perché la nostra natura umana è assuefatta dal frequentare i piaceri facili.  Per quelli che sono riusciti a superare la metà della via, essa appare gradevole e facile. [5]

Molti di coloro che nelle diverse epoche, hanno ignorato il grande mistero della pietà, ritengono la Tradizione Ortodossa come pesante e che ha portato l’uomo alla privazione della immaginazione creatrice, della iniziativa originale, del piacere della vita in generale e della gioia che ne deriva da essa.  Non vi è nulla di più falso. Tutto ciò che Dio ha fatto, lo ha fatto  in modo perfetto e lo ha donato a noi, affinché noi possiamo rallegrarcene e goderne e che ciò possa divenire motivo, per rendere gloria senza fine al nostro Benefattore. I comandamenti di Dio, in più,  ci guidano e ci descrivono il corretto uso dei Suoi doni,  cosicché il nostro corpo, la nostra immaginazione e tutte le forze della nostra anima, con tutti i beni materiali, risultino davvero fonte di gioia e di beneficio per la vita dell’uomo.  Al contrario, il loro uso egoistico, arbitrario e sprezzante dello scopo accordato dal Creatore alla sua creazione, sul momento soddisfa l’egoismo irragionevole dell’uomo, tuttavia porta  alla fine ad esiti totalmente diversi da quelli attesi e lo porta alla depressione, all’angoscia e alla infelicità.

Il nostro Salvatore, il vero Dio e vero Uomo, colui che è incomprensibilmente conosciuto dagli umili e da coloro che sono capaci di recepire la Sua Grazia increata, il Signore della Gloria e Signore della Storia, che sonda cuori e reni , colui che, per la Sua divina Provvidenza, contiene ogni cosa, dalla più piccola particella della Sua creazione, fino all’intero universo, incomprensibile all’intelligenza umana, è in modo diacronico, la Via, la Verità e la Vita. [6]  Come la Fonte ipostatica della Vita non può essere trattenuta dalla morte, che egli ha schiacciato ed è risorto, allo steso modo non è possibile che esista vita umana, che elevi l’uomo in dignità, senza la partecipazione al Corpo vivificante del Cristo risorto, alla Sua Chiesa Ortodossa  e alla sua Santa e ispirata Tradizione. In breve, il Signore rimane in eterno, mentre i disegni di uomini orgogliosi, non sono che menzogneri, o come dice in modo appropriato San Diadoco: “Non vi è niente di più povero, di una mente che, senza Dio, tratta in filosofie di ciò che è Dio”. [7]

Figli amati nel Signore,
Al momento dell’ingresso nella Santa e Grande Quaresima, esortiamo paternamente tutti voi a non avere paura né disinteresse,  nel progredire nella più importante azione della vostra vita, nell’arena delle cose spirituali, con coraggio e con  tutta la forza d’animo, per purificare anime e corpi da ogni impurità e ottenere il Regno di Dio, il quale pure è offerto fin da questa vita presente, a coloro che lo cercano in tutta sincerità e dal profondo dell’animo.

La grazia di Dio e la Sua infinita misericordia siano con tutti voi.

Santa e Grande Quaresima 2011
Il Patriarca di Costantinopoli
fervente intercessore presso Dio per voi tutti


[1] Triodion, Domenica dei Latticini, Mattutino, Idiomelo delle Lodi

[2] Vedi: Diadoco di Fotica – Filocalia Vol. 1 – cap. 77

[3] Domenica dei Latticini, Doxasticon delle Lodi

[4] Mercoledì dei Latticini, Aposticha delle Lodi

[5] Op.cit. Diadoco di Fotica – Centuria 93

[6] Giovanni, 14,6

[7] Filocalia, Tomo 1

 

 

 

 

MESSAGGIO PATRIARCALE
PER LA PASQUA

Prot.  n. 316

 

+ B A R T O L O M E O

PER GRAZIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA
GRAZIA, PACE E MISERICORDIA
DA CRISTO GLORIOSO SALVATORE RISORTO

 

Fratelli e Figli amati nel Signore,

Ancora una volta gioioso e splendente sorge il Santo giorno di Pasqua e dispensa gioia, consolazione, esultanza e naturalmente speranza di vita in tutti i fedeli, nonostante il prevalere nel mondo di una atmosfera pesante, a causa della crisi multidimensionale con tutte le sue note conseguenze dolorose nella vita quotidiana dell'umanità.

Cristo è risorto dal sepolcro, Dio e Uomo, ed assieme a Lui è risorto l'uomo! La tirannia della morte rappresenta il passato.
Il solo Potente e Datore di vita , poiché ha assunto volontariamente per mezzo della Sua incarnazione tutta la miseria della nostra natura e la sua capitolazione, cioè la morte, “Allora mettesti a morte l'ade con la folgore della tua divinità” (Apolitikio resurrezionale del 2 tono) , ha donato anche all'uomo la vita e una “vita in abbondanza” (Gv.10,10). Questa abbondanza di vita che il Risorto ha donato a noi,  il diavolo non smette di calunniarla e di screditarla sempre con conseguenze verso il suo nome, benché ora fiaccato, e completamente senza forze e ridicolo. Egli la calunnia,  facendo prevalere nel mondo anche della dissolutezza, “l’hybris”, tanto verso Dio, quanto verso l'umanità e tutta la creazione. Egli la scredita anche con la esistenza dentro di noi di una “vecchia ruggine”, di una inclinazione al peccato, la quale sempre idoneamente trae profitto cercando di intrappolarci sia nel peccato tangibile sia nell'errore circa la fede. La dissolutezza , “l’hybris”, è il frutto di quella “ruggine” ed entrambe comprendono la sinistra copia responsabile del turbamento delle relazioni con noi stessi, con gli altri, con Dio e con il creato. Pertanto vi è una necessità ineluttabile di purificare questa ruggine con ogni attenzione e cura, affinché risplenda abbondante la luce vivificante del Cristo risorto nella mente, nell'anima e nel nostro corpo, allontani il buio della dissolutezza, e riversi l'abbondanza della vita in tutto il mondo.

Questo non può essere conseguito né attraverso la filosofia, la scienza, o la tecnologia, l'arte o qualche ideologia, se non solo attraverso la fede fino alla Passione, alla Croce, alla Morte e alla discesa ai confini dell'Ade, e alla Resurrezione dai morti del Dio e Uomo Gesù Cristo, espressa attraverso la vita sacramentale della Chiesa e attraverso una laboriosa e sistematica lotta spirituale.

La Chiesa, quale Corpo di Cristo, vive ininterrottamente e nei secoli il miracolo della Resurrezione e attraverso i suoi santi Misteri, la Teologia ed il suo insegnamento pratico, ci dà la possibilità di partecipare al miracolo, di condividere la vittoria sulla morte per diventare figli  irradianti di luce della Resurrezione e veramente “partecipi della natura divina” (2 Pt. 1,4), come è avvenuto e avviene con tutti i Santi.

La naturale predisposizione al male, nel profondo del nostro cuore e il fascio di spine delle passioni unito alla ruggine del “vecchio uomo” (Ef. 4,22) che è in noi, sono il necessario per essere trasfigurati nel più breve tempo possibile in Cristo, per Cristo e grazie a Cristo e delle Sue Icone viventi che sono attorno a noi, - cioè il nostro prossimo -, in un bouquet  di virtù, di santificazione e di giustizia.

Così il Santo innografo opportunamente canta: “Rivestiti della veste della giustizia, più bianca della neve, rallegriamoci in questo giorno di Pasqua, nel quale Cristo, sole di giustizia, sorgendo dai morti, ci ha fatti tutti i risplendere di incorruttibilità”. (Vesperi del giovedì di Tommaso) .  La veste bianca della giustizia ci è stata data simbolicamente durante il Santo Battesimo e siamo chiamati -  per mezzo di una continua conversione, di lacrime gioiose, di una preghiera interrotta, di un controllo dei desideri, della pazienza per le cose dolorose della vita, dalla fatica che non recede nella pratica applicazione di tutte le leggi di Dio e naturalmente dalla legge capitale dell'amore,  - a purificarci a fondo, partecipando così allo svuotamento, alla kenosi, della croce del Dio e Uomo, affinché giunga la letizia pasquale, la luce fulgida della Resurrezione e la salvezza nella nostra vita e nel mondo attorno a noi.

Indirizzando  queste cose da sempre dal Fanar , nelle prove del Venerdì Santo, ma anche nella luce e nella esperienza gioiosa della  Resurrezione, esprimendo l'affetto della Madre Chiesa, auguriamo di tutto cuore ogni dono salvifico dall'Artefice della vita, il Risorto dai morti, e la Benedizione Pasquale.

 

Santa Pasqua 2010
+ Il Patriarca di Costantinopoli
Fervente intercessore presso il Cristo Risorto

per tutti vo

 

 

 

 

Prot. No. 213

Patriarchal and Synodal Encyclical
On the Sunday of Orthodoxy
(February 21, 2010)

 

BARTHOLOMEW

By God’s Grace
Archbishop of Constantinople-New Rome
and Ecumenical Patriarch
To the Fullness of the Church, Grace and Peace
From our Lord and Savior Jesus Christ

          Our most holy Orthodox Church today commemorates its own feast day, and – from this historical and martyric See of the Ecumenical Patriarchate – the Mother Church of Constantinople directs its blessing, love and concern to all of its faithful and dedicated spiritual children throughout the world, inviting them to concelebrate in prayer.
Blessed be the name of the Lord! Those who endeavored over the ages to suppress the Church through various visible and invisible persecutions; those who sought to falsify the Church with their heretical teachings; those who wanted to silence the Church, depriving it of its voice and witness; they all proved unsuccessful. The clouds of Martyrs, the tears of the Ascetics, and the prayers of the Saints protect the Church spiritually, while the Comforter and Spirit of Truth leads it to the fullness of truth.
With a sense of duty and responsibility, despite its hurdles and problems, as the First-Throne Church of Orthodoxy, the Ecumenical Patriarchate cares about protecting and establishing the unity of the Orthodox Church, in order that with one voice and in one heart we may confess the Orthodox faith of our Fathers in every age and even in our times. For, Orthodoxy is not a museum treasure that must be preserved; it is a breath of life that must be transmitted and invigorate all people. Orthodoxy is always contemporary, so long as we promote it with humility and interpret it in light of the existential quests and needs of humanity in each historical period and cultural circumstance.
To this purpose, Orthodoxy must be in constant dialogue with the world. The Orthodox Church does not fear dialogue because truth is not afraid of dialogue. On the contrary, if Orthodoxy is enclosed within itself and not in dialogue with those outside, it will both fail in its mission and no longer be the “catholic” and “ecumenical” Church. Instead, it will become an introverted and self-contained group, a “ghetto” on the margins of history. This is why the great Fathers of the Church never feared dialogue with the spiritual culture of their age – indeed even with the pagan idolaters and philosophers of their world – thereby influencing and transforming the civilization of their time and offering us a truly ecumenical Church.
Today, Orthodoxy is called to continue this dialogue with the outside world in order to provide a witness and the life-giving breath of its faith. However, this dialogue cannot reach the outside world unless it first passes through all those that bear the Christian name. Thus, we must first converse as Christians among ourselves in order to resolve our differences, in order that our witness to the outside world may be credible. Our endeavors for the union of all Christians is the will and command of our Lord, who before His Passion prayed to His Father “that all [namely, His disciples] may be one, so that the world may believe that You sent me.” (John 17.21) It is not possible for the Lord to agonize over the unity of His disciples and for us to remain indifferent about the unity of all Christians. This would constitute criminal betrayal and transgression of His divine commandment.
It is precisely for these reasons that, with the mutual agreement and participation of all local Orthodox Churches, the Ecumenical Patriarchate has for many decades conducted official Panorthodox theological dialogues with the larger Christian Churches and Confessions. The aim of these dialogues is, in a spirit of love, to discuss whatever divides Christians both in terms of faith as well as in terms of the organization and life of the Church.
These dialogues, together with every effort for peaceful and fraternal relations of the Orthodox Church with other Christians, are unfortunately challenged today in an unacceptably fanatical way – at least by the standards of a genuinely Orthodox ethos – by certain circles that exclusively claim for themselves the title of zealot and defender of Orthodoxy. As if all the Patriarchs and Sacred Synods of the Orthodox Churches throughout the world, who unanimously decided on and continue to support these dialogues, were not Orthodox. Yet, these opponents of every effort for the restoration of unity among Christians raise themselves above Episcopal Synods of the Church to the dangerous point of creating schisms within the Church.
In their polemical argumentation, these critics of the restoration of unity among Christians do not even hesitate to distort reality in order to deceive and arouse the faithful. Thus, they are silent about the fact that theological dialogues are conducted by unanimous decision of all Orthodox Churches, instead attacking the Ecumenical Patriarchate alone. They disseminate false rumors that union between the Roman Catholic and Orthodox Churches is imminent, while they know well that the differences discussed in these theological dialogues remain numerous and require lengthy debate; moreover, union is not decided by theological commissions but by Church Synods. They assert that the Pope will supposedly subjugate the Orthodox, because they latter submit to dialogue with the Roman Catholics! They condemn those who conduct these dialogues as allegedly “heretics” and “traitors” of Orthodoxy, purely and simply because they converse with non-Orthodox, with whom they share the treasure and truth of our Orthodox faith. They speak condescendingly of every effort for reconciliation among divided Christians and restoration of their unity as purportedly being “the pan-heresy of ecumenism” without providing the slightest evidence that, in its contacts with non-Orthodox, the Orthodox Church has abandoned or denied the doctrines of the Ecumenical Councils and of the Church Fathers.
Beloved children in the Lord, Orthodoxy has no need of either fanaticism or bigotry to protect itself. Whoever believes that Orthodoxy has the truth does not fear dialogue, because truth has never been endangered by dialogue. By contrast, when in our day all people strive to resolve their differences through dialogue, Orthodoxy cannot proceed with intolerance and extremism. You should have utmost confidence in your Mother Church. For the Mother Church has over the ages preserved and transmitted Orthodoxy even to other nations. And today, the Mother Church is struggling amid difficult circumstances to maintain Orthodoxy vibrant and venerable throughout the world.
From the Ecumenical Patriarchate, this sacred Center of Orthodoxy, we embrace all of you lovingly and bless you paternally, praying that you may journey in health through the holy period of contrition and asceticism known as Holy and Great Lent in order that you may become worthy of celebrating the pure Passion and glorious Resurrection of our Savior Lord with all faithful Orthodox Christians throughout the world.
Sunday of Orthodoxy 2010
+ Bartholomew of Constantinople
Fervent supplicant to God for all

+ Constantine of Derkon
+Evangelos of Perge
+ Kallinikos of Lystra
+ Michael of Austria
+ Alexios of Atlanta
+ Joseph of Proikonnisos
+ Demetrios of Sevasteia
+ Irenaios of Myriophyton and Peristasis
+ Chrysostom of Myra
+ Emmanuel of France
+ Makarios of Gortyna and Arkadia
+ Amphilochios of New Zealand

 

 

 

 

Prot. n. 139

 

DISCORSO CATECHETICO
PER L’INIZIO
DELLA SANTA E GRANDE QUARESIMA

 

+  B A R T O L O M E O    I°

PER MISERICORDIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA, SIA GRAZIA E PACE
DAL NOSTRO SIGNORE E SALVATORE GESU’ CRISTO
E DA NOI PREGHIERA, BENEDIZIONE E PERDONO

 

Fratelli e Figli amati nel Signore,

da domani entriamo nello stadio della Santa e Grande Quaresima. Nel Vespero quaresimale del Perdono che si canterà più tardi, ascolteremo il sacro innografo che ci esorta: “Gioiosamente cominciamo il tempo del digiuno, sottoponendoci alle lotte spirituali”, preparàti ad accogliere la Passione Immacolata e la Santa Resurrezione del nostro Signore Dio e Uomo.
Cercate dunque, da principio una disposizione gioiosa per impegnarvi con successo nelle lotte spirituali del periodo di compunzione delle purificazioni e dell’elevazione.
Il digiuno, la continenza, la moderazione, la limitazione dei desideri, la preghiera intensa, la confessione e gli altri elementi che caratterizzano il periodo della Grande Quaresima,  in nessun caso devono essere interpretati come doveri gravosi, pesi insopportabili o come lavori forzati che portano scoraggiamento e malinconia. I medici, quando raccomandano dieta o ginnastica o altri esercizi necessari per la salute psico-somatica ed il vigore, la prima cosa che cercano, come indispensabile presupposto di successo, sono la piacevole disposizione psichica dell’interessato, il sorriso ed il pensiero positivo e di speranza. Allo stesso modo queste cose valgono anche per il santo Stadio del periodo di digiuno, che si apre davanti a noi.
Bisogna che vediamo la Grande Quaresima come un prezioso dono divino! Come dei grandi momenti della grazia di Dio che vuole che ci allontaniamo dalle cose poco solide, dal poco zelo e dall’odore di morte, e che ci eleviamo più in alto, verso la completa sfera dello spirito, di salute e di vita! Come la grande occasione che ci è data per disintossicare l’anima da ogni passione e per liberare il corpo da ciò che è superfluo, dannoso, mortale! Di conseguenza, come una nostra molto grande contentezza e gioia. Vera festa e letizia!
Ma il digiuno, carissimi, che la Chiesa chiede ai suoi figli, la continenza, la moderazione, la limitazione dei desideri e dei piaceri e delle affini spese superflue, rappresentano letteralmente una ricetta salvifica specialmente quest’anno in cui è esplosa la grande crisi economica mondiale, la quale cova un pericolo immediato di fallimento, non solo dei “padroni” e delle imprese, ma di paesi interi, in tutto il mondo, con un conseguente disastroso risultato, l’aumento verticale della disoccupazione, il crearsi di interi eserciti di nuovi poveri, la disperazione, l’esplosione di insurrezioni civili, l’aumento della criminalità e altre conseguenze negative.
La Grande Quaresima ci insegna a camminare quotidianamente con un poco di meno, senza la sfrenatezza della esagerazione, dello spreco e della ostentazione! Respingiamo la cupidigia. Ignoriamo le sfide della pubblicità, la quale presenta continuamente  nuove false necessità e limitiamoci alle cose assolutamente indispensabili e necessarie, con voluta dignitosa moderazione. Non siamo un branco di consumatori di uomini insaziabili, sconsiderati e senza cuore, ma una comunione di persone sensibili, che danno con amore un posto e una mano di aiuto all’altro, al nostro “prossimo”, che ha di meno e che è in difficoltà. Ci insegna ancora la pazienza e la perseveranza nelle piccole e grandi privazioni, ma anche  contemporaneamente la ricerca dell’aiuto e della misericordia di Dio con grande fiducia nella sua affettuosa Provvidenza.
Così  Cristo vuole la Quaresima! Così l’hanno vissuta tutti i Santi. Così hanno combattuto la loro lotta i nostri fedeli padri.  Così la ha conosciuta fin dal passato la nostra Gente. Così la presenta e la proclama  e sempre allo stesso modo,  a Costantinopoli, nella presente  difficile combinazione internazionale, la Chiesa,  Madre molto esperta e incessantemente sobria.
Affermando e proclamando queste cose dal sacro Fanar, nell’amore di Cristo e con sentimenti di responsabilità, auguriamo paternamente l’inizio di un Santo Stadio in ogni benedizione spirituale ed in un bene portatore di frutti.

 

Santa e Grande Quaresima 2010

Il Patriarca di Costantinopoli,
fervente intercessore presso Dio di voi tutti

 

 

 

 

 

Prot. n. 1237

 

B A R T O L O M E O

PER GRAZIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA
GRAZIA, PACE E MISERICORDIA  DA CRISTO SALVATORE
NATO A BETLEMME

 

Fratelli concelebranti e figli amati nel Signore,

“Il cielo e la terra sono uniti attraverso la nascita di Cristo.
Oggi Dio è disceso sulla terra e l’uomo è asceso ai cieli”
(Idiomelo della Litia della Natività)

La distanza e la polarizzazione tra Dio e l’uomo, che fu conseguenza del peccato dell’uomo, è stata abolita attraverso la assunzione dell’intera natura umana da parte del Figlio Unigenito e Pre-eterno Verbo di Dio. La Incarnazione del Suo Figlio, secondo la sua “compiacenza”, cioè secondo la Sua piena ed arcana volontà, annulla ogni distanza, unisce il cielo con la terra e collega la creatura con il Creatore!

“Oggi  è il preludio del beneplacito del Signore ed il primo annuncio della salvezza degli uomini”, canta la Chiesa durante la festa dell’Ingresso della Madre di Dio, che attraverso la dedicazione della Beata Maria al Tempio e la sua preparazione lì, per divenire ricettacolo del Dio senza spazio, ha aperto la via della Provvidenza Incarnata di Dio e proclamato la nostra salvezza.

“Oggi  è il principio della nostra salvezza e la manifestazione del mistero nascosto da secoli; il Figlio di Dio diviene Figlio della Vergine”, di nuovo canta la Chiesa durante la festa della Annunciazione, allorché avvenne per mezzo della Spirito Santo il concepimento senza seme dell’Inconcepibile, nel santo seno della Madre di Dio ed iniziò a “coesistere” la natura divina con quella umana e Dio divenne uomo “affinché noi fossimo deificati”, secondo l’espressione di San Atanasio.
La “compiacenza” dunque, che fu salutata all’Ingresso e la “salvezza”, la quale fu resa principio e fu rivelata durante la Annunciazione, oggi, nel Grande e Santo giorno della Natività, sono divenute una realtà tangibile.
Oggi il Verbo di Dio si è fatto carne ad ha abitato tra noi e gli angeli hanno festeggiato l’avvenimento cantando: “Gloria a Dio negli Eccelsi e pace sulla terra agli uomini di buona volontà2.

Con la incarnazione, la umanizzazione del Verbo, la salvezza del genere umano si è già realizzata con forza. Perciò,  quelli che credono in Gesù, vivono una vita in accordo con la loro fede, in accordo con i comandamenti e con tutto l’insegnamento di Gesù, si elevano con questa vita gradita a Dio e si costituiscono in amici e partecipi di Dio.  Divengono “partecipi della natura divina3,  - déi per grazia! Questo si realizza specialmente dentro la Chiesa, dove l’uomo rinasce in Cristo e viene adottato dal Padre per mezzo del Santo Battesimo e di conseguenza -,  attraverso i Santi Misteri e l’esercizio della virtù, è riempito di grazia divina e di Spirito Santo e cresce “fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo4, fino ad arrivare a dire con l’Apostolo Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me5. Coloro che hanno raggiunto tale perfezione, Cristo non li considera semplicemente amici o fratelli, ma li riconosce come membra del Suo Corpo.
Per questo disse anche dall’alto della Croce verso la sua Santissima Madre per l’Evangelista Giovanni: “Ecco tuo Figlio”, e a Giovanni: “Ecco tua Madre6. La Natività pertanto, apre completamente la porta  della cristificazione e della deificazione per grazia dell’uomo e a causa di ciò esattamente “tutto il creato fa festa con gioia  e i cieli insieme a noi esultano”, durante questo nobile giorno di salvezza.7.

Con queste realtà davanti a noi, gioiose e di speranza, estendiamo da questa Cattedra santificata dell’augusto Patriarcato Ecumenico, al Fanar,  calorosi auguri di festa e cordiali benedizioni patriarcali nella occasione della “capitale delle feste”, a tutti i figli amati e desiderati nel mondo della Santa Madre Chiesa, ai chierici di ogni grado, ai monaci e ai laici, alle autorità ed ai cittadini, grandi e piccoli e specialmente a coloro che soffrono e si trovano in afflizioni, necessità o tribolazioni.

Colui che è nato in una grotta ed è stato deposto in una mangiatoia, il Pre-eterno Figlio di Dio e per noi Figlio dell’Uomo, voglia renderci tutti degni del suo amore kenotico  e della Sua Santa e venerabile Provvidenza incarnata.

Fanar, Natale 2009

Il Patriarca di Costantinopoli
Fervente supplicante presso Dio per voi tutti


Gv. 1, 14

2 Lc. 2, 14

3 2 Pt. 1, 4

4 Ef. 4, 13

5 Gal. 2, 20

6 Gv. 19, 26-27

7 Apostica delle Lodi del 28 dicembre

 

 

 

 

Prot. N. 407

+ B A R T O L O M E O

PER GRAZIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELAL CHIESA
GRAZIA, PACE E MISERICORDIA
DAL GLORIOSO CRISTO SALVATORE RISORTO

Fratelli e Figli amati e desiderati nel Signore,

CRISTO E’ RISORTO!

Un certo giorno del XIX secolo, la umanità triste ha sentito dalla bocca di un filosofo tragico che : “Dio è un morto! Lo abbiamo ucciso… e noi tutti siamo i suoi assassini…Dio resterà morto!| Che altro sono le Chiese se non tombe e sepolcri di Dio! (F.Nietsche)  E ancora qualche decennio più tardi, dalla bocca di un nuovo suo omologo, che “Dio è morto! Vi annuncio, signori, la morte di Dio”(J.P.Sartre)

Queste dichiarazioni dei filosofi atei hanno turbato le coscienze degli uomini. Ne è derivata una grande confusione nel campo dello spirito e della letteratura, dell’arte e pure di una certa Teologia, dove, specialmente in Occidente, si è iniziato a dar voce anche a una “Teologia della morte di Dio”.

La Chiesa naturalmente non ha mai avuto e non ha alcun dubbio che Dio sia morto. Questo è avvenuti nel 33 d.C., sul monte Golgothà a Gerusalemme, sotto Ponzio Pilato, il Governatore Romano della Giudea. Dopo che ha sofferto una Passione inaudita, è stato crocifisso come un malfattore e, verso l’ora nona del Venerdì, disse “E’ compiuto!” e rese lo spirito. Questa è una realtà storica innegabile. L’Unigenito Figlio e Logos di Dio, Gesù Cristo, il Dio vero, è morto “a favore di tutti” di uomini (2 Cor 5,14). Dopo che aveva assunto tutte le nostre cose: corpo, anima, volontà, attività, fatica, agonia, dolore, tristezza, sconforto, gioia, ogni cosa, eccetto il peccato, ha preso su di sé, alla fine,  anche la nostra più grande questione, la morte, e ovviamente nel modo più tormentoso ed umiliante, cioè la Croce.
Fin qui concordiamo con i filosofi. Accetteremmo anche che la chiese, i templi, siano “le tombe”, “i sepolcri” di Dio!. Tuttavia!…

Noi conosciamo, viviamo e adoriamo il Dio vivente, come “un morto che è a capo della vita”! Poco dopo lo spaventoso Venerdì, agli albori di “uno dei sabati”, la Domenica, è avvenuto ciò per cui tutto, attraverso la carne e la passione e la Croce e la discesa agli Inferi è divenuto economia di Dio: la Resurrezione!…
E questa, la Resurrezione,  è allo stesso modo una realtà storica innegabile.

E questa realtà ha conseguenze immediate e salvifiche per tutti noi. E’ risorto il Figlio di Dio, il Quale è allo stesso tempo anche Figlio dell’Uomo! E’ risorto Dio, con tutto il bagaglio della umanità: il Corpo che ha preso dalla natura immacolata della Santissima Madre di Dio, e la Sua Santa Anima. E’ risorto dai morti, “ha rigenerato Adamo risorgendo come Amico degli uomini”. La Tomba di Gesù, il “sepolcro nuovo” di Giuseppe, è ormai per sempre vuoto. Anziché un sepolcro funerario, è sepolcro di vittoria sulla morte, è fonte di vita! Il nuovo Sole di Giustizia è sorto “bello dalla tomba”, donando luce che non ha tramonto, pace, gioia, esultanza, vita eterna!. Si, i templi sono le “tombe” di Dio! Ma Tombe vuote, piene di luce, piene di “odore di vita”(2 Cor 2,16), di profumo pasquale primaverile,  belle, incantevoli, rivestite con mirto di gloria e con fiori di palpabile speranza, tombe vivificanti e testimoni di vita. La morte di Dio, ha riportato indietro le forze dell’Ade.La morte è stata disprezzata di più nel semplice episodio che introduce l’uomo dal vivere alla Vita.

Le Chiese, “le tombe” di Dio sono porte spalancate dell’Amore di Dio, ingressi aperti del tutto dello Sposo, Suo Figlio, che “come Sposo giunge dal sepolcro”, mentre noi fedeli che vi entriamo “festeggiamo la morte della morte, la distruzione dell’ade, la primizia di un’altra vita, eterna, e cantiamo tripudianti colui che ne è la causa, il solo benedetto Dio dei padri più che glorioso”.(Tropario 7° ode Canone di Pasqua)

Per fortuna dunque, che Dio è morto e la Sua morte e divenuta la nostra vita e resurrezione! Per fortuna che esistono tanti “sepolcri” nel mondo, tanti santi templi, dove può entrare liberamente colui che è addolorato, per “scaricare” la propria morte. Per fortuna che esistono le Chiese del Cristo Crocifisso, Morto, Risorto ed eternamente Vivente, dove l’uomo disperato dei nostri giorni, tradito da tutti gli idoli, da tutti i “deùcci” che hanno rubato il suo cuore, cioè l’economia, la ideologia, la filosofia, la metafisica e tutti i restanti “vuoti raggiri“ (Col. 2,8) di questo tempo “fallace”(Inno Akathistos), - trova rifugio, consolazione e salvezza.

Dal Patriarcato Ecumenico, la Madre Chiesa che vive nel suo essere la Passione, il Dolore, la Croce e la Morte e allo stesso tempo anche la Resurrezione del Dio-Uomo, rivolgiamo di cuore a tutti i figli della Chiesa il saluto pasquale e la benedizione, assieme al bacio d’amore di Cristo Gesù, risorto dai morti, che vive in eterno e vivifica l’uomo.
A Lui la gloria, la forza l’onore e la adorazione, insieme al Padre ed allo Spirito Santo, nei secoli. Amen

Santa Pasqua 2009
Il Patriarca di Costantinopoli BARTOLOMEO
fervente intercessore presso Cristo Risorto

per tutti voi

 

 

 

 


 


Παναγιώτατε Πάτερ καί Δέσποτα,

Ἡ Ὑμετέρα Θειοτάτη Παναγιότης ἡγίασε καί ηὐλόγησε σήμερον μίαν νέαν ἐνορίαν τῆς Ἱερᾶς Μητροπόλεως Ἰταλίας καί Μελίτης, ἡ ὁποία εὑρίσκεται μέσα εἰς τήν καρδίαν τῆς ἀρχοντικῆς καί πολιτιστικῆς Φλωρεντίας, τῆς πόλεως τῆς Τέχνης καί τῆς Εἰρήνης, πλησίον τοῦ μεγαλοπρεποῦς Καθεδρικοῦ Ναοῦ καί τοῦ ἀριστουργήματος τοῦ Βαπτιστηρίου καί τοῦ Palazzo Pitti - μεγάλου καλλιτεχνικοῦ καί πολιτιστικοῦ θαύματος τῆς Ἀναγεννήσεως - καί ἡ ὁποία θά ἐξυπηρετήσῃ πνευματικά καί κοινωνικά τούς Ὀρθοδόξους ἡμῶν ἀδελφούς τῆς περιοχῆς αὐτῆς καί κάθε καλῆς θελήσεως ἄνθρωπον, διά τόν ὁποῖον ἐγεννήθη, ἐσταυρώθη καί ἀνέστη ὁ Σωτήρ ἡμῶν Χριστός.

Καί εἶναι ἱστορική καί μεγάλη ἡ ἡμέρα αὐτή, Θεοτίμητε καί Θεοπρόβλητε Αὐθέντα καί Δέσποτα ἡμῶν, διότι διά πρώτην φοράν, μετά ἀπό ἕξ αἰῶνας, τό εὐσεβές καί θεοφιλές ἡμῶν Γένος, διά τῆς Ἱερᾶς Μητροπόλεως Ἰταλίας καί Μελίτης, ἐκκλησιαστικῆς Ἐπαρχίας τοῦ πανσέπτου Οἰκουμενικοῦ Θρόνου, ἱδρύει ἐνορίαν καί ἔχει πρός χρῆσιν, ἐκκλησιαστικήν καί λειτουργικήν, ἐκκλησίαν, ἡ ὁποία ἔχει τήν ἰδιαιτέραν χάριν καί τήν ὑψίστην τιμήν νά δοξολογεῖται καί νά γεραίρεται σήμερον ὑπό τοῦ Ἀρχιεπισκόπου Κωνσταντινουπόλεως, Νέας Ρώμης καί Οἰκουμενικοῦ Πατριάρχου κ.κ. Βαρθολομαίου, ὁ Ὁποῖος εὐλογεῖ τήν ἀρχήν τῆς ζωῆς καί τῆς δράσεως αὐτῆς καί προσεύχεται, ἐπισήμως καί μέ παρρησίαν, κατά τήν πρώτην αὐτῆς Θείαν Λειτουργίαν, χοροστατῶν καί εὐχόμενος αὐτῇ πατρικῶς.

Καί ἡ πνευματική ἀγαλλίασις καί ἡ πλήρης χαρά τῆς Ἱερᾶς Μητροπόλεως Ἰταλίας καί Μελίτης, πράγματι, τετιμημένε Πρωθιεράρχα τῆς Ὀρθοδοξίας, δέν περιγράφεται, διότι δι᾿ αὐτήν εἶναι εἰς τήν οὐσίαν δύναμις καί ἐνίσχυσις ἀληθινή, θάρρος ἀκαταμάχητον, δῶρον καί βοήθεια ἀπό Θεοῦ.

Καί ἡ ἐλαχιστότης μου, μαζί μέ τόν γενναῖον καί ἡρωϊκόν κλῆρον καί τόν λαόν τοῦ Θεοῦ, τῆς Ἱερᾶς Μητροπόλεως Ἰταλίας καί Μελίτης, χαιρετίζει τήν Ὑμετέραν Θειοτάτην Παναγιότητα υἱϊκά καί ἀφοσιωμένα, μέ τόν χαρμόσυνον Πασχάλιον χαιρετισμόν “Χριστός Ἀνέστη”, εὐγνώμονες διά τήν πατρικήν εὐλογίαν καί τάς θεοπειθεῖς Αὐτῆς εὐχάς.

Εἶναι ἐπιβεβλημένον, Παναγιώτατε Πάτερ καί Δέσποτα, ὅπως ἀπευθύνω καί πρός τόν Σεβασμιώτατον Καρδινάλιον κ. Ennio Antonelli εὐγνωμόνους εὐχαριστίας, τόν ὁποῖον γνωρίζω καί ἐκτιμῶ περισσότερον ἀπό δύο δεκαετίας, πνευματικός καί πολιτισμένος Ἱεράρχης, ὁ ὁποῖος παρεχώρησε τῇ Ἱερᾷ Μητροπόλει Ἰταλίας καί Μελίτης ἐκκλησίαν καί κατοικίαν, εἰς τήν ὁποίαν κατοικεῖ ἤδη ὁ ἐφημέριος τῆς ἐνορίας ταύτης, τοῦ Ἁγίου Ἰακώβου τοῦ Ἀδελφοθέου, ὁ εὔελπις κληρικός πανοσιολογιώτατος Ἀρχιμανδρίτης Νικόλαος Παπαδόπουλος, χειροτονία τῆς ταπεινότητός μου, ὁ ὁποῖος, δι᾿ εὐχῶν τῆς Ὑμετέρας Θειοτάτης Παναγιότητος ἀπό σήμερον ἀρχίζει τήν ἐκκλησιαστικήν καί ἐφημεριακήν ζωήν καί δρᾶσιν του ἐν Φλωρεντίᾳ.

Ἐπιτρέψατέ μοι, Παναγιώτατε, ὃπως χαιρετίσω ἀδελφικῶς μέ τόν Πασχάλιον χαιρετισμόν “Χριστός Ἀνέστη” τήν τιμίαν Συνοδείαν τῆς Ὑμετέρας Θειοτάτης Παναγιότητος καί εὐχαριστήσω Αὐτῇ, διότι καί πάλιν, ἐκ τοῦ πλησίον, ηὐλόγησε τήν Ἱεράν Μητρόπολιν Ἰταλίας καί Μελίτης, εὐχόμενοι ὅπως πράξῃ τό τοιοῦτον καί ἄλλας πολλάς φοράς, καί ἔφερεν, ἀπό τῆς ἱστορικῆς καί ἐνδοξοτάτης Αὐτῆς ἕδρας, τῆς Κωνσταντινουπόλεως, τά αἰώνια καί σωτήρια μηνύματα τῆς Ὀρθοδοξίας: τήν ἀγάπην καί τήν εἰρήνην, τήν συναδέλφωσιν καί τήν ἑνότητα, τήν ἐλπίδα καί τόν διάλογον, ἀναγκαιότατα καί ἀπαραίτητα διά τήν εἰλικρινῆ συνέχισιν καί προώθησιν τῆς ἐργασίας πρός πραγματοποίησιν τῆς βουλῆς τοῦ Θεοῦ: ῾῾Ἳνα ἕν ὦσι”.

Εἰς πολλά ἔτη Παναγιώτατε καί Θειότατε Πάτερ καί Δέσποτα!



 

 

 



 

 

PER SCARICARE IL FILE PDF
Cliccare col tasto destro "Save Target" per salvare il PDF nel vostro computer, o
cliccare col tasto sinistro per vedere il PDF nel vostro browser.

 

Η Θεία Λειτουργία του Αγίου Ιωάννου του Χρυσοστόμου

La Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo

Divine Litourgy of Saint John Chrysostomos

 

 

 



   
Progettato e portato al web da thinkworks.com
In memoria di Costas e Cristina Sivyllis, 1934-2007