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Prot. N. 1172

MESSAGGIO PATRIARCALE
PER IL NATALE


+ B A R T O L O M E O
PER GRAZIA DI DIO ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI
NUOVA ROMA E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA
GRAZIA, MISERICORDIA E PACE DA CRISTO SALVATORE
NATO A BETLEMME



Fratelli e Figli amati nel Signore,

La dolcezza della Santa Notte di Natale avvolge ancora una volta il mondo. E nel mezzo delle pene e delle sofferenze dell’umanità, della crisi e delle crisi, delle passioni e delle inimicizie, delle insicurezze e delle delusioni prevale con lo stesso fascino di sempre, reale e attuale come mai, il mistero della incarnazione di Dio, che ci spinge a “imparare la giustizia, noi abitanti della terra” (Is. 26,9), poiché “per noi oggi è nato un Salvatore” (Lc. 2,11).

Purtroppo, tuttavia, nella nostra epoca molti uomini pensano come quell’uccisore di bambini, Erode, quell’ignobile e spietato, e annientano il loro prossimo in svariati modi. La mente distorta dal proprio egocentrismo del dominatore di tale mondo, che viene personificata nel volto omicida di Erode, ha visto paradossalmente un pericolo per la propria esistenza, la nascita di un bambino innocente. E come modo più opportuno per proteggere il proprio potere mondano dal pericolo che gli ispirava – dal suo punto di vista – la nascita del bambino, ha scelto di annientarlo.

Per salvarsi dalle intenzioni omicide, il Bambino Gesù, di cui ne hanno parlato gli Angeli, fu obbligato a fuggire in Egitto, costituendo così, diremmo secondo la terminologia della nostra epoca, “un rifugiato politico”, unitamente a Maria, Sua Madre, la Santissima Madre di Dio e a Giuseppe suo sposo.

Nella nostra epoca, considerata come un’epoca di progresso, molti bambini sono costretti a diventare profughi, seguendo i propri genitori, per salvare la propria vita, vita che i loro molteplici nemici guardano con sospetto. Tale fatto costituisce una ignominia per il genere umano.

Perciò anche durante la Nascita del Bambino Gesù, il nostro vero redentore e Salvatore, dal Santissimo Trono Ecumenico, Apostolico e Patriarcale proclamiamo, che tutte le società devono assicurare una crescita serena dei bambini e rispettare il loro diritto alla vita, alla educazione e alla loro crescita sociale, che può essere loro assicurata dalla alimentazione e dalla istruzione nell’ambito della famiglia tradizionale, con base i principi dell’amore, della filantropia, della pace, della solidarietà, beni che il Signore incarnato ci offre .

Il Salvatore che è nato, chiama tutti ad accogliere questo messaggio di salvezza degli uomini. E’ vero che lungo la storia dell’uomo, i popoli hanno effettuato molte migrazioni ed insediamenti. Speravamo tuttavia che dopo le due guerre mondiali e le dichiarazioni sulla pace di leader ecclesiastici e politici e di organismi, le società odierne avessero potuto assicurare la convivenza pacifica degli uomini nei propri paesi. I fatti purtroppo deludono la speranza, in quanto grandi masse di esseri umani, difronte alla minaccia del loro annientamento, sono obbligati a prendere la via della migrazione.

Tale situazione creatasi, con l’onda continuamente crescente dei profughi, accresce la nostra responsabilità, quanti abbiamo ancora la benedizione di vivere in pace e con qualche comodità, a non restare insensibili davanti al dramma giornaliero di miglia di nostri fratelli, ma ad esprimere loro la nostra tangibile solidarietà e amore, con la certezza che ogni beneficenza verso di loro, giunge al volto del Figlio di Dio che è nato ed ha preso carne, il Quale non è venuto al mondo come un re, o come un dominatore, o come un potente, o come un ricco, ma è stato generato come un bimbo ignudo ed inerme, in una piccola stalla, senza un focolare, così come vivono in questo momento migliaia di nostri fratelli, ed è stato obbligato nei primi anni della Sua vita terrena a espatriare in una terra lontana, per salvarsi dall’odio di Erode. Potremmo dire, che la terra ed il mare bevono il sangue innocente dei bambini dei profughi di oggi, mente la anima insicura di Erode “ha ricevuto il giudizio”.

Questo divino fanciullo nato e portato in Egitto, è il reale difensore dei profughi di oggi, dei perseguitati dagli Erode di oggi. Egli, il Bambino Gesù, il nostro Dio, “si è fatto debole con i deboli” (1 Cor. 9,22), simile a noi, ai privi di forza, agli umiliati, a coloro che sono in pericolo, ai profughi. L’assistenza ed il nostro aiuto verso i perseguitati ed i nostri fratelli deportati, indipendentemente dalla razza, stirpe e religione, saranno per il Signore che nasce, doni assai più preziosi dei doni dei magi, tesori più onorabili “dell’oro, dell’incenso e della mirra” (Mt. 2,11), ricchezza spirituale inalienabile e unica, che non si rovinerà per quanti secoli passeranno, ma ci attenderà nel regno dei Cieli.

Offriamo dunque ciascuno di noi, quanto possiamo al Signore, che vediamo nel volto dei nostri fratelli profughi. Offriamo al piccolo Cristo partorito oggi a Betlemme, questi venerabili doni dell’amore, del sacrificio, della filantropia, imitando la sua benevolenza, e prosterniamoci a Lui con gli Angeli, i magi ed i semplici pastori, gridando “gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc. 2,14), assieme a tutti i Santi.

La grazia e la copiosa misericordia del profugo Bambino Gesù, siano con tutti voi!

Natale 2015
Il Patriarca di Costantinopoli
Fervente intercessore presso Dio per tutti voi.

 

 

 
 

MESSAGGIO
DI SUA EMINENZA IL METROPOLITA GENNADIOS,
ARCIVESCOVO ORTODOSSO D'ITALIA E MALTA
IN OCCASIONE DELLA FESTA DI NATALE 2015

Cari e Diletti Fratelli in Cristo, nostro Salvatore,

«Non temete»: Messaggio Divino, messaggio Angelico, messaggio di attualità, messaggio di altissimo significato per l’uomo, per cui è nato Cristo, il Salvatore dell’umanità. Messaggio di gioia e di esultanza, di salvezza e di vita.

In mezzo oggi a una umanità ostile e indifferente, frustata e messa a morte in molti modi, l’Angelo dell’amore e della pace, dalla Grotta e dalla Mangiatoia, dove Cristo ha accettato di nascere, per salvare l’uomo e per innalzarlo al suo Trono, per renderlo felice ed eterno nel Regno di Dio, gli reca la sorprendente e gioiosa notizia, il potente messaggio della continuazione della Vita in Cristo: «Non temete».

Luminosissimo, raggiante, come presenza celeste e soprannaturale, l’Angelo inviato da Dio «annuncia una grande gioia, che sarà per tutto il popolo, il fatto che oggi per noi è stato generato un Salvatore… Cristo, Signore».

«Non temete», miei amati fratelli, quanti creano difficoltà, gl’indifferenti, i fanatici, gli irati, gli ostili, i dissoluti e i traditori diffamatori, poiché Cristo, il nostro «Signore e Dio», non ci abbandona, non abbandona nessuno, ma vuole che tutti siano salvi, poiché è sempre con noi: «Una grande gioia per tutto il popolo».

«Non temete», fedeli e benedetti Figli del Patriarcato Ecumenico, autentici e fedeli membri della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta, poiché è nato Dio come uomo a Betlemme, è nato come «uomo a tutti accessibile, invitando l’uguale all’uguale» (Inno Akathistos).

È venuto per essere sempre con noi e ci ha invitato tutti alla salvezza e al suo regno. L’Angelo di Dio, che annuncia ai Pastori il «Non temete», con la splendida occasione della Nascita di Cristo, porta il messaggio della potenza, porta il messaggio della grazia, il messaggio di vita, il messaggio della presenza della salvezza nel mondo, Cristo, il Quale è l’unica speranza del mondo e a Lui «è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra (Mt. 28,18).

«Non temete»: imitiamo i Pastori, che esultano e gioiscono per una «grande gioia», ascoltando la voce dell’Angelo di Dio. L’annuncio Angelico vince la follia, la vanità e l’odio. I Pastori accolgono la Grotta e la Mangiatoia: al posto della materia e dell’ambizione, delle reggie e del potere mondano, accolgono nei propri cuori il «Bambino di Betlemme» e, soprattutto, accorrono a venerare e a offrire il proprio culto, senza temere Erode «assassino di infanti e bambini» e senza dare peso alle voci ostili a Cristo.

I Pastori, sotto la guida della stella, umili, con buona volontà con estrema semplicità e fedeli all’attesa del Messia e Redentore, rivolgono con sacro timore lo sguardo e stupiti ammirano e accorrono ad adorare l’Uomo-Dio, il Perfezionatore della Fede e della nostra Salvezza Gesù Cristo.
Hanno visto colui che è stato inviato dal cielo. Hanno visto una luminosa porta del mondo celeste. Con questo modo della fede e dell’autentica adorazione i Pastori non hanno dato a Colui, il Quale ha lasciato il cielo ed è venuto sulla terra come uomo per noi, un piccolo angolo del loro cuore, non hanno dato a Colui, il Quale ha lasciato la propria gloria «presso il Padre», ed è divenuto umile, un posto secondario, ma gli hanno dato il centro del proprio cuore, tutta la propria vita.

Ecco, fratelli Ortodossi, il «Non temete» dell’Angelo, che per primi hanno udito, con gioia, i poveri e nobili Pastori, i quali accorsero volentieri per offrire la loro adorazione e il loro culto al «Dio fatto uomo», prendono la forza dall’Alto e la Grazia di Dio, diventano eroi e testimoni dell’evento soprannaturale della Natività, poiché in mezzo ai loro cuori domina Cristo, il quale è divenuto come asse della loro forza e bussola del cammino della loro vita, senza temere nessuno.

Il «non temete» dell’Angelo di Dio salva ogni uomo, il quale accorre con fede e amore al Salvatore del mondo, anche quando non trova la porta aperta. Strette stradine, solitarie, senza palazzi e viali, era la strada dei Pastori.

Il luogo della Nascita di Gesù Cristo non è Roma, la dominatrice del mondo, né giunge a Gerusalemme la Santissima Vergine, la quale «lo depose nella Mangiatoia». Tuttavia, se uno dei due luoghi fosse stato il luogo della nascita del Signore, senz’altro sarebbe stato difficile che si fossero trovati in queste grandi e famose città, a motivo del loro lavoro, ma anche a motivo della loro mentalità semplice, dell’umiltà e della loro modestia.

Il miracolo avviene e in esso sono compresi i Pastori, i quali vedono, venerano e adorano il Dio-Uomo Salvatore Gesù Cristo. E’ contraccambiato il desiderio, la disposizione, la purezza di cuore, la nobiltà, la perfezione della vita, la loro preghiera. Sono doni dell’amore e della pace, che i Pastori offrono al Misericordioso Dio. Sono doni, che ciascuno di noi può donare al Misericordiosissimo Dio e Redentore del mondo.

In questi giorni pericolosi e di disperazione, che attraversiamo con timore e stravolgimento, la preghiera è un recipiente di forza e grazia, perciò prego incessantemente davanti all’icona miracolosa del Pantocratore, custodita a Venezia, nella storica e magnifica Cattedrale di San Giorgio dei Greci, per tutti coloro che sono perseguitati e patiscono ingiustamente, per i prigionieri, gli invalidi, i malati e chi ha una qualsiasi necessità.

Trovandomi davanti al Sacro Altare, prego anche affinché cessino le guerre e la crisi mondiale, la corruzione e le offese alla dignità umana. Eleviamo preghiere e suppliche affinché si trovi una giusta soluzione del problema dei migranti, che tocca anche la Sacra Arcidiocesi, la quale lotta, con la forza di Cristo Salvatore, nei limiti delle proprie possibilità. Preghiamo per i Giovani, i quali sono il futuro dell’umanità.

Infine prego Dio Buono e Onnipotente affinché illumini i Governanti e coloro che hanno responsabilità, affinché lavorino giustamente ed efficacemente per la pacifica convivenza tra i popoli e proteggano i poveri, affinché illumini anche coloro i quali nel mondo disseminano disumanamente la distruzione e la morte, affinché li conduca sulla via della sua Grazia.

Il nostro pensiero e la nostra preghiera va in modo particolare indistintamente ai bambini e ai fanciulli. Possiamo noi tutti avere nei nostri cuori il messaggio Angelico: «Non temete», tuttavia, avendo come punto di riferimento bussola per l’agire Gesù Cristo, il Salvatore del mondo nato nella Grotta e deposto nella Mangiatoia.

Augurando con sincero amore in Cristo Salvatore nostro Signore, nato per noi, al reverendissimo Clero, al pio popolo di Dio e agli illustri collaboratori e collaboratrici della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta appartenente al Patriarcato Ecumenico, agli Eminentissimi Metropoliti ed Eccellentissimi Vescovi delle Chiese Ortodosse Locali – Membri del Consiglio Episcopale, a tutti i cristiani, ai credenti nel Creatore e Signore del mondo, a ogni uomo di buona volontà, con ringraziamenti nei confronti della Chiesa Cattolica Romana e infine augurando a tutti i nostri fratelli ortodossi in Italia, «Buon Natale, pace e prosperità» e «che il Nuovo Anno 2016 sia benedetto, sereno e fausto in tutto, con salute, gioia ed esultanza spirituale», concludo assicurando di cuore la mia umile preghiera al Dio Altissimo.


Venezia, Campo dei Greci, 25 dicembre 2015

+ Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta
ed Esarca per l’Europa Meridionale

 

 

 
 

+ BARTOLOMEO I
PER MISERICORDIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI, NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA
GRAZIA, PACE E MISERICORDIA
DA PARTE DI CRISTO SALVATORE GLORIOSAMENTE RISORTO


Fratelli Concelebranti e Figli amati nel Signore,

Cristo è risorto!

Noi tutti fedeli Ortodossi festeggiamo anche quest’anno con gioia la Resurrezione del Signore nostro Gesù Cristo e cantiamo: “Festeggiamo la morte della morte, la distruzione dell’Ade, di un’altra vita la primizia eterna, e tripudianti cantiamo Colui che ne è la causa”. (Tropario del Canone della Resurrezione).
E mentre noi con gioia festeggiamo la Resurrezione del Signore, quale realtà di vita e di speranza, attorno a noi, nel mondo, sentiamo le grida e le minacce della morte, che lanciano da molti punti della terra, coloro i quali credono di poter risolvere le differenze degli uomini con l’uccisione degli avversari, fatto che costituisce anche la più grande dimostrazione della loro debolezza. Infatti, attraverso la provocazione della morte del prossimo, attraverso la vendetta contro l’altro, il diverso, il mondo non migliora, né si risolvono i problemi degli uomini. D’altra parte è riconosciuto e da tutti risaputo, e particolarmente dagli uomini pensanti di ogni epoca, che il male viene vinto attraverso il bene e mai attraverso il male.
I problemi si risolvono in verità col riconoscere e l’onorare il valore della persona e col rispetto dei suoi diritti. Al contrario invece, i problemi di ogni sorta vengono provocati e inaspriti dal disprezzo della persona umana  e dalla violazione dei suoi diritti, soprattutto del debole, il quale deve poter sentirsi sicuro ed il forte deve essere giusto perché ci sia pace.
Ma Cristo è risorto dai morti e ha dimostrato in questo modo la impossibilità  della morte  di prevalere e di provocare un mutamento costante nel mondo. Le situazioni createsi con la morte sono controvertibili, poiché, malgrado gli eventi, sono momentanee, non hanno radice e linfa, mentre è sempre presente invisibilmente, colui che ha vinto la morte per sempre, Cristo.
Noi, che abbiamo la nostra speranza in Lui, crediamo che il diritto della vita appartenga a tutti gli uomini. La  Vita e la Resurrezione sono offerti da colui che ha calpestato la morte e il suo potere sugli uomini, Cristo Gesù e in Lui solo e nel Suo insegnamento l’uomo deve sperare. La fede in Cristo conduce  alla Resurrezione, alla Resurrezione di tutti noi, la fede e la realizzazione del suo insegnamento nella nostra vita portano alla salvezza di tutti noi, ma anche ad affrontare i nostri problemi nel mondo.
Fratelli e figli,
Il messaggio della Resurrezione, questo superamento  della debolezza umana, sono il proclama della vita di fronte alla corruzione del mondo e alle vicissitudine degli esseri umani e a questo dal Patriarcato Ecumenico, noi, in quanto Primate per misericordia di Dio, dell’amore Ortodosso in verità, invitiamo ogni uomo a riconoscerlo e a viverlo, ritenendo che solo attraverso di lui,  si ritroverà la “nostra speranza rubata” dalla confusione umana  e di tutto il mondo.
Dio voglia che la luce della Resurrezione illumini i cuori di tutti,  per rallegrarsi insieme col proprio prossimo in amore, pace  e concordia nel Figlio e Logos  di Dio, il quale è la Luce del mondo, la Verità e la Vita.
A Lui solo, il Signore della gloria, il Risorto dai morti, il “signore della vita e dominatore della morte”, colui che vive nei secoli e “dona la vita ai giacenti nei sepolcri”, sia la gloria, l’onore e la gratitudine. Amen.

Fanar, Santa Pasqua 2015
Il Patriarca di Costantinopoli
Fervente intercessore verso il Cristo Risorto
di voi tutti

 

 


 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio

 

 

 
 

+ GENNADIOS
PER GRAZIA DI DIO
METROPOLITA D’ ITALIA E MALTA
ED ESARCA PER L’EUROPA MERIDIONALE
A TUTTO IL SACRO CLERO ED AL PLEROMA FEDELE
DELLA NOSTRA SACRA ARCIDIOCESI ORTODOSSA


Dilettissimo e amatissimo Popolo di Dio,
I giorni della creazione del mondo, i giorni del Provvidenziale Piano dell’Incarnazione, il giorno di Betlemme, il giorno del Battesimo nel Giordano, i giorni del Tabor e del Golgota sono stati creati da parte del Signore per la nostra salvezza.
Tuttavia, tutto ciò non avrebbe “Nessun” significato e importanza, come anche influenza, capacità persuasiva, prestigio e diffusione, se non seguisse il giorno della Resurrezione, la “Solennità delle Solennità”. Ecco, quindi, la pietra di copertura Apostolica: (I Cor. 15,14). Ma è certo e a tutti noto che Cristo “è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione“ (Rom. 4, 25). Occorre, inoltre, ricordare che pegno della nostra giustificazione e redenzione è la Resurrezione del Signore per mezzo del Suo sacrificio.
Nel corso di questo periodo festivo pasquale, Eletti Figli della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta del Patriarcato Ecumenico, la nostra Madre Chiesa Ortodossa festeggerà il Santo Megalomartire Giorgio il Tropeoforo, Patrono e Protettore della stessa Arcidiocesi e della Storica Comunità dei Greci Ortodossi di Venezia. Durante questo Primaverile santissimo “giorno della Resurrezione, rallegriamoci, popoli”, come canta l’Innografo della Santa Pasqua, San Giovanni Damasceno, “gioiamo ed esultiamo in esso”.
Il Santo Megalomartire Giorgio il Tropeforo, che commemoriamo “come difensore dei fedeli nei pericoli” e “con la corazza della fede, con lo scudo della grazia e con la lancia della Croce“ (Grande Vespro) ha gareggiato con la fede e lo spirito della Resurrezione. Fedele sino alla morte, ricevette la corona eterna e indistruttibile della santità immortale e della vita celeste.
La luminosa e ricca memoria del Santo Megalomartire Giorgio il Tropeoforo, la quale ha brillato con gloria e grazia, offre splendidi e indelebili Messaggi perenni, come la fede, l’amore, la speranza, l’unità, la dedizione e il sacrificio. Sono i fiori vivificanti e sempre freschi, bellissimi e incomparabili per la forza dell’aroma e della delizia e costituiscono un Mazzo di fiori, non casuale, che non è in vendita, non ha prezzo, è inestimabile e motivo di salvezza. Sono fiori, che emanano un eterno Myron, sono un tesoro divino, unto con la benedizione e la forza di Dio, guidano l’uomo verso la felicità e la divina eternità della salvezza dell’uomo e della benevolenza di Dio sulla terra.
Diletti figli nel Signore della nostra Arcidiocesi Ortodossa, malgrado che l’odierna crisi, che, in sostanza, è un duro e spietato nemico dell’umanità, contrario al suo progresso e sviluppo, e che, senza misericordia, col momentaneo e miserabile avanzamento della mondanizzazione e dell’indifferenza nei confronti del prossimo, uccide ingiustamente e illegalmente, noi tutti, Clero e Popolo di Dio, col divino soffio del Myron e la forza invincibile dei Fiori della Grazia, dei Messaggi eterni, che ci dona il Santo Patrono e Protettore della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta del Patriarcato Ecumenico, e della Storica Comunità dei Greci Ortodossi di Venezia, che tra pochi giorni festeggeremo, e con i quali possiamo compiere «le cose impossibili agli uomini, ma possibili a Dio», come a gran voce esclama l’Evangelista, per liberarci da questa terribile crisi e percorrere vittoriosamente e con forza la strada della libertà, la strada della luce, la strada della verità, che in pratica è “Sola e Unica”. E’ la strada di Gesù Cristo, che guida alla Resurrezione, guida al Regno di Dio, alla Vita Eterna, per cui è stato creato l’uomo, a motivo del quale è nato, è stato crocifisso, è stato sepolto ed è risorto il nostro Salvatore Gesù Cristo.
In conclusione di questo Solenne Messaggio Pasquale, cantiamo insieme a San Giovanni Crisostomo, Arcivescovo di Costantinopoli, con una sola bocca e un solo cuore: ”Tutti assaporate il banchetto della fede, tutti assaporate la ricchezza della bontà… Cristo, infatti, risorto dai morti, è divenuto primizia di quanti erano morti”.

Cristo è risorto!
E’ veramente risorto!


Il Metropolita Gennadios 
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta

 

 

 
 

Prot. N. 133
DISCORSO CATECHETICO
PER L’INIZIO
DELLA SANTA E GRANDE QUARESIMA
+ B A R T O L O M E O
PER GRAZIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI - NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA,
GRAZIA E PACE
DAL SIGNORE E SALVATORE NOSTRO GESU’ CRISTO,
E DA NOI PREGHIERA, BENEDIZIONE E PERDONO

***
“Lo stadio delle virtù è aperto; voi che volete lottare, entrate”
(sticario idiomelo del Triodio, Domenica dei Latticini)

Fratelli e Figli amati nel Signore,

Il nostro Signore Gesù Cristo ci innesta nel Suo Corpo e ci chiama a diventare santi, “poiché io – dice – sono santo” (1 Pietro 1,16). Il nostro Creatore desidera che siamo in comunione con Lui e che gustiamo che la Sua grazia, che diveniamo partecipi cioè, della sua santità. La comunione con Lui è vita di conversione e di santità, mentre l’allontanamento da Lui, il peccato, è identificato dai Padri della Chiesa con il “male del cuore”. “Il peccato non appartiene alla natura, ma alla cattiva condotta” (Teodoreto di Ciro, Dialogo I-Immutabilis, P.G., 40D), o allo spirito cattivo e “nessuno che professi una fede, pecca” secondo San Ignazio di Antiochia.

La santità è una qualità di Dio, il Quale è “colui che offre e colui che è offerto, colui che riceve i doni ed in dono si dà”. Il celebrante del Mistero della Divina Eucarestia, per grazia, offre ai fedeli “le cose sante ai santi”, Corpo e Sangue di Cristo, e riceve subito dall’insieme degli Ortodossi, il responso all’offerta che “Uno è Santo, uno è Signore, Gesù Cristo, a gloria di Dio Padre”, colui “che è mangiato e mai consumato, ma che ne santifica chi ne partecipa”.

Nella lotta dell’uomo per raggiungere “la somiglianza” con Dio, per la quale è stato creato, cioè la santità, La Chiesa Ortodossa Una, Santa, Cattolica e Apostolica, la quale aspira esclusivamente alla salvezza dell’uomo, “ha decretato in modo meraviglioso” un periodo dell’anno, quale periodo di preghiera particolare e supplica per calmare le passioni dell’anima e del corpo.

Questo periodo è la preparazione salvifica che da domani inizia, per la “Pasqua grande e sacratissima di Cristo”. E’ la Santa e Grande Quaresima, che dobbiamo vivere “presentando una supplica e chiedendo perdono”, per assaporare veramente la Pasqua “con tutti i Santi”, diventando “santi”, attraverso la conversione davanti a Dio e agli uomini, poiché siamo “vasi del vasaio” infranti sotto il male ogni giorno, “che cadono e si rialzano”. Confessiamo dunque la nostra umana imperfezione e la nostra debolezza e la nostra nullità davanti a Dio, convertendoci e ripetendo di sera, al mattino e a mezzanotte e in ogni tempo ed in ogni ora, benché “santi” per il battesimo, che “Uno è Santo, uno è Signore, Gesù Cristo, a gloria di Dio Padre”.

Chiamiamo pertanto, fratelli e figli, tutti i fedeli Ortodossi, clero, monaci e monache, a cambiare la nostra vita, in ogni momento e in modo particolare durante questo periodo della Santa e Grande Quaresima, in uno sforzo d’amore verso il prossimo di preparazione attraverso l’azione più chiaramente da qui verso il Regno senza tramonto del Signore, la “Pasqua nuova”.  Invitiamo tutti ad una vita di santità e di lotta spirituale perché vanga donata al mondo e a noi, come “beneficio” e come “dono perfetto”, la possibilità del superamento del peccato, poiché “chiunque è nato da Dio, non commette peccato (…) e non può peccare, perché è nato da Dio”. (1Gv. 3,9-10)

Entriamo dunque con tutta la nostra anima, senza essere tristi, ma gioiosi e allegri, in questo stadio spirituale delle virtù e armiamoci “dello splendore della carità, del bagliore della preghiera, della purezza della castità, del vigore della fortezza e camminiamo insieme col Signore, pregandolo di non “trascuraci rischiando la separazione da Lui”. (Doxastikon della venerazione della Santa Croce), ma di renderci degni “di giungere risplendenti alla Santa resurrezione al terzo giorno, che illumina il mondo di incorruttibilità” (Poema di Teodoro, Funzione del Lunedì della Prima Settimana dei Digiuni).

Fratelli e Figli in Cristo,

La Santa e Grande Quaresima è, quale periodo di preparazione e di conversione, voce della nostra coscienza che, interna ed indicibile, è giudizio personale.  Quando ci trova erranti, protesta assai vivacemente, in quanto “non vi è nulla di più violento di essa nel mondo” secondo l’esperiente araldo della conversione, San Andrea di Creta. Pertanto, ciascuno deve pacificarsi con la propria coscienza, attraverso la conversione, affinché “nel fuoco della coscienza offriamo un mistico olocausto”, sacrificando le nostre passione e offrendole in sacrificio d’amore verso il prossimo, come il Signore offre se stesso “per la vita e la salvezza del mondo”.  Solo allora sorgerà anche per noi dalla tomba il perdono e vivremo, in qualità di essere umani, nel rispetto reciproco e in amore lontano dai tanti orribili crimini che vediamo colpire in questi giorni l’intero mondo. In questa lotta abbiamo come compagni ed intercessori tutti i Santi e specialmente la Santissima Madre del nostro Signore, colei che per le sue suppliche, come altro lavacro, “lava la coscienza”.

Così esortiamo e invitiamo, in qualità di Padre spirituale di tutti i nostri fedeli Ortodossi nel mondo, noi stessi e gli altri, a correre con impegno verso la stadio delle virtù che da domani inizia, “non pensando in modo inopportuno, non agendo in modo iniquo”, ma proseguendo in Grazia la lavare la coscienza, “con buona disposizione d’animo” attraverso la conversione, avendo la certezza che i cieli e la terra e tutto ciò che “è visibile ed invisibile”, si illuminerà alla fine sotto la luce della Resurrezione del Signore.

Noi, stando “davanti alle porte del Tempio del Signore”, se ci comporteremo in modo degno, ci cingeremo di una veste luminosa a imitazione di Cristo e saremo resi degni della “coppa nuova” dalla Fonte della incorruttibilità, gustando della tomba fortunata del Signore e stipati in Chiesa “fino ai confini dell’altare”, nel luogo dove “sono celebrate le cose tremende”. Così sia.

Santa e Grande Quaresima 2015
Il Patriarca di Costantinopoli
fervente intercessore presso Dio per voi tutti

 

 
 

Prot. N. 1377

MESSAGGIO PATRIARCALE
PER IL NATALE

+ B A R T O L O M E O
PER MISERICORDIA DI DIO ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI
NUOVA ROMA E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA
GRAZIA, MISERICORDIA E PACE DA CRISTO SALVATORE
NATO A BETLEMME

***

Fratelli e Figli amati nel Signore,

“Cristo scende dai cieli, andategli incontro!”

 

E’ apparso sulla terra Dio, e si è manifestato allo stesso tempo l’uomo perfetto  e il valore inalienabile della persona umana.  Noi uomini di oggi, particolarmente viviamo  la condizione mutevole, secondo la quale giornalmente constatiamo con il Salmista che “tutti hanno traviato, e si sono pervertiti; non c’è chi compia il bene, non ce n’è neppure uno”. (Sal 13,3 – Rom. 3,12-13).
Prima della incarnazione di Cristo, l’uomo non poteva immaginare il valore inalienabile della persona  umana, poiché dopo la caduta  si era ammalato ed si era deturpato. Solo gli uomini assai illuminati avevano intuito,  anche prima di Cristo, il valore della persona umana e nel dubbio del Salmista “cos’è l’uomo, perché te ne ricordi?” (Sal. 5,5), hanno proclamato: “l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato” (Sal.8,6).
            Tale estremo valore della persona umana è stato rivelato dal Signore Teantropo, e da allora, anno per anno, lo hanno ripetuto proclamazioni di stati, governi, gruppi sociali, e convenzioni internazionali dedicate al rispetto della persona umana e dei suoi diritti.
            Nonostante ciò, ai nostri tempi vediamo giornalmente la più infima degradazione della persona umana, l’oltraggio e la sua umiliazione. C’è bisogno dunque, se vogliamo essere degni della gloria e dell’onore,  con cui il Creatore “fatto per noi attraverso di noi”, ha circondato la persona umana, - di fare tutto il possibile per far cessare il comportamento degradante ultimamente aumentato verso la persona umana.
Seguiamo  sbalorditi il ripetersi continuamente “del dramma di Betlemme”. Poiché si tratta di un dramma e non di un avvenimento gioioso, per quanto si ignori il Figlio posto in una mangiatoia e Logos di Dio, e la sua creazione, l’uomo, non viene trattato come “immagine di Dio”.
La nostra Santa Chiesa Ortodossa e la sua teologia insegnano che l’uomo ed il corpo umano sono degni di completo rispetto, poiché si sono uniti con Dio, nel Signore incarnato. Perciò bisogna che tutti intensifichiamo i nostri sforzi, affinché tutti rispettino il  valore estremo dell’essere umano.

***

Con molto restringimento di cuore e  profonda afflizione, il Patriarcato Ecumenico e la nostra Umiltà seguono  giorno per giorno queste onde crescenti  di violenza e di barbarie, che continuano a devastare diverse aree del nostro pianeta, e particolarmente in Medio Oriente, e specialmente  i cristiani nativi del posto, nel nome spesso della religione.
Non cesseremo di proclamare da questo Sacro Centro dell’Ortodossia, a tutti, ai fratelli Primati  delle Chiese Ortodosse e delle altre Chiese Cristiane, ai rappresentanti delle religioni, ai Capi di Stato, a ogni uomo di buona volontà, e specialmente ai quei nostri prossimi, dietro incitamento o non mettendo la loro stessa vita in pericolo per strappare vite umane, - opere anche queste di Dio, - ed in ogni direzione, che non è possibile che esista alcuna forma di vera e autentica religiosità o spiritualità senza amore per la persona umana.  Qualsivoglia formazione ideologica, sociale o religiosa disprezzi l’uomo creato ad immagine di Dio e insegni o permetta la morte di un nostro prossimo e soprattutto in modo brutale e primitivo, non ha certamente alcuna relazione col Dio dell’amore.

***

Volgendo, fratelli e figli, i nostri occhi alla situazione che oggi si presenta nel mondo, distogliamo il nostro volto dai fatti penosi di intolleranza ed inimicizia, che devastano l’umanità e arrivano oltre, attraverso gli attuali mezzi di comunicazione di massa, che provocano un più facile spavento alle orecchie e alla nostra vista,  attraverso gli orrori che accadono e opponiamo come valido antidoto alla attuale violenza , la “povertà  estrema“ di Dio, che ha stupito i magi ed il mondo, e che sempre agisce come amore. Questa è la forza segreta di Dio,  la forza mistica della Chiesa Ortodossa, la forza segreta della stirpe dei Cristiani. La forza che vince e supera con l’amore ogni sorta di violenza e di malvagità.
Così valutando la situazione delle azioni umane, durante il Natale di quest’anno, auguriamo che tutti possano vivere la grazia del rispetto assoluto del valore della persona, del prossimo, e  la cessazione della violenza in ogni forma, su cui,  attraverso l’amore, promuove e offre la vittoria,  colui che ha preso carne l’“Angelo del gran consiglio”, il “Principe della Pace”, il Salvatore nostro Gesù Cristo.
La grazia e la misericordia infinita e la benevolenza del Signore della gloria, della pace e dell'amore, partorito e fattosi uomo, siano con tutti.

Natale 2014

Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo
Fervente intercessore presso Dio per tutti voi


 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio

 

 
 

Prot.n.   875/2014

+ GENNADIOS
PER GRAZIA DI DIO
METROPOLITA D’ ITALIA E MALTA
ED ESARCA PER L’EUROPA MERIDIONALE
A TUTTO IL SACRO CLERO ED AL PLEROMA FEDELE
DELLA NOSTRA SACRA ARCIDIOCESI ORTODOSSA

 

Diletti e Amati figli
Della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta,
“Cristo è nato! Glorificate”

“Oggi nasce Colui che  esiste da sempre e diviene ciò che non è mai stato”. “E’ Dio e diventa uomo e pur tuttavia rimane Dio”, esclama a gran voce il Padre dell’amore e del dialogo, San Giovanni Crisostomo, Arcivescovo di Costantinopoli. Il “Grande e Paradossale Mistero dell’Incarnazione di Dio”, che l’uomo ammira e di cui rimane sorpreso, quando lo contempla, poiché non è mai accaduto un tale evento: “Guardo colei che ha generato.  Guardo anche quello che è nato. Pur tuttavia, non posso comprendere il modo con cui è nato”. Vediamo, dunque, diletti e carissimi Fratelli, che il modo della festa è inedito, come inedito è il motivo della nascita di Cristo.
L’autore della nostra Divina Liturgia, San Giovanni Crisostomo, confessa con precisione che: “prima della comparsa di Cristo la nostra natura era dominata dal diavolo, dal peccato, dalla morte…”, “mentre il diavolo ingannava e il peccato uccideva, la morte poi seppelliva”. Realmente, “il peccato è sorto come muro d’inimicizia tra Dio e l’uomo”, come riporta nella sua Catechesi San Nettario, vescovo di Pentapoli con la “conseguenza della fatale separazione dell’uomo dal benevolo Dio e la sua inevitabile sottomissione al demonio, che odia il bene”.
E’ una chiara verità, uomini di Dio della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta, che, quando lo vuole Dio, sono superate anche le leggi della natura. Lo stesso è accaduto anche nel “Mistero Soprannaturale” della Natività del Nostro Signore Gesù Cristo: l’ordine naturale è stato abbandonato ed ha agito il volere divino. La profonda misericordia di Dio non può essere espressa, ma il timore dell’uomo, la sua sorpresa di fronte al “Grande Miracolo” e anche la sua meraviglia sono tutte cose straordinarie. Lo ha generato, dunque, come Dio ha voluto. Certamente nella natura non esisteva la possibilità di una simile nascita. Dio, dominatore della natura e di tutte le cose, ha concepito questo modo della Natività, un modo paradossale. E’ un modo, che solo Dio poteva concepire e portare a termine. Mostrando così che per quanto sia divenuto Uomo, non è nato come uomo, ma lo ha fatto per unirlo all’unico Dio, che è Luce, Verità, Pace, Amore, Speranza e Vita Eterna. Anche questo modo paradossale della Nascita del nostro Salvatore Gesù Cristo avviene, così, poiché, sempre secondo il sapientissimo e ispirato araldo dell’amore e della solidarietà, Giovanni Crisostomo, qualora Dio fosse venuto come uomo da un comune matrimonio, i più avrebbero considerato un inganno la Sua nascita: Ecco perché nasce da una vergine, ecco perché conserva il suo utero intatto, ecco perché custodisce la sua verginità integra, ecco perché abbiamo un modo paradossale, un modo soprannaturale della Nascita di Cristo. Sono chiare le parole di San Giovanni Crisostomo a tal proposito: “Cristo è apparso nel mondo, come «uomo» per guidare gli uomini. E’ apparso nel mondo come «Dio», per salvare il mondo”.
Accorri a festeggiare, diletto popolo di Dio! Accorri a celebrare insieme la solennità! La preghiera della festa rafforza, da coraggio, protegge, guida, illumina, accresce la fede, aiuta il fedele a comprendere questo modo soprannaturale della Nascita di Gesù Cristo, modo paradossale che proprio solo della potenza e infinita sapienza di Dio.
I dolcissimi e sublimi discorsi di San Giovanni Crisostomo: “il Regno dei cieli è stato trapiantato sulla terra, gli angeli conversano con gli uomini. Tutte le cose si sono unite, e ciò, poiché Dio è sceso sulla terra e l’uomo è salito nei cieli. Dio è venuto sulla terra, ma si trova ancora in cielo: è tutto in cielo e tutto sulla terra”. Il convincente e salvifico insegnamento del Santo del «Secolo d’Oro della Chiesa», Giovanni Crisostomo sorprende coloro che con zelo divino vi si sono applicati, che vivono la sua spiritualità, la sua verità dogmatica, divenendo uomini di Dio, secondo il detto del Santo Apostolo Paolo: “non vivo più io, ma Cristo in me vive” (Gal. 2,20).
Il «Grande e Soprannaturale Mistero dell’Incarnazione di Gesù Cristo» ha fatto sì che aumentasse il numero di coloro che partecipano a questo “miracolo” del ”Disegno di Dio”, così da giungere al punto di comporre meravigliosi inni, che arricchiscono i fedeli, li preparano e gli guidano a comprendere il Mistero dell’Incarnazione e della Salvezza dell’uomo. I commoventi e solenni canti particolari del Grande Vespro Solenne, questi sublimi inni della Nascita di Gesù Cristo, invitano il popolo di Dio a festeggiare il “Grande Mistero” e ad annunciare chiaramente che Cristo si è fatto uomo, perché lo ama: “Orsù, rallegriamoci nel Signore raccontando il presente mistero. Il muro della separazione è abbattuto… infatti, l’immagine immutabile del Padre, il Carattere della sua eternità assume la natura del servo, nascendo da una madre Vergine, senza subire mutamento; rimase ciò che era, poiché era vero Dio”.
Gli Inni famosissimi e illuminati dalla Grazia di Dio invitano a vivere e a festeggiare con gioia solenne la “Metropoli delle Feste”, come anche con la sacralità e la pacifica glorificazione degli angeli, con la divina ammirazione dei pastori e la gioia di tutto il creato. L’innografo canta: “Orsù, fedeli …. guardiamo la divina condiscendenza scesa dall’alto a Betlemme verso di noi”, “grazie a tale disegno, infatti, è stata conosciuta la tua infinita Misericordia…”, Colui che si è incarnato per opera dello Spirito Santo ed è divenuto uomo dalla Semprevergine Maria, ci ha acquistato e ci ha liberati dal peccato, ha rallegrato tutta la creazione, la terra gioisce con gli uomini ed essi sono condotti alla luce.
“Sapienza, verbo e potenza, essendo Figlio del Padre e culmine Cristo Dio”, cantando l’innografo “il Verbo s’incarna, ma non si è separato dal Padre” offre all’uomo la salvezza e il Regno dei Cieli. Di fronte al “Grande e soprannaturale miracolo dell’Incarnazione di Gesù Cristo”, l’uomo e tutta la creazione, canta: “Cosa possiamo offrirti, Cristo, poiché sei apparso sulla terra come uomo per noi? Ogni tua creatura ti ringrazia: gli Angeli con l’inno, i cieli con la stella, i magi con i doni, i pastori con la meraviglia, la terra con la grotta, il deserto con la mangiatoia: mentre noi con la Madre Vergine: Dio, che sei prima dei Secoli, abbi misericordia di noi”.
Colui “che è, esiste da prima di tutte le cose e risplende dalla Vergine come Dio” è il vero Dio, è la salvezza del mondo, l’unica speranza e forza dell’uomo per vincere le avversità della vita, le dure prove e avventure, l’ignoranza e la calunnia.
A Lui, dunque, Vero Dio, Logos di Dio e Figlio della Vergine, rivolgiamo la nostra preghiera con devozione e speranza per quanti hanno necessità, per gl’infermi, per quanti sono nelle carceri, per quanti sono in prigione, per gli orfani, perché tacciano le armi, perché cessino gli scontri e le guerre, perché siano illuminati quanti tramano contro gli altri e in generale per il superamento della crisi spirituale, sociale e culturale dell’umanità. Preghiamo affinché Dio nato a Betlemme custodisca il mondo dalle insidie e dalla malvagità del nuovo Erode o da quella di molti altri suoi simili, che, purtroppo, esistono anche oggi con aspetto profetico e debolezza, negli ambienti in cui viviamo, sia nei piccoli ambienti, come anche nei grandi, nelle scuole e nei diversi centri, come anche in mezzo ai campi e agli stadi della vita.
Preghiamo senza interruzione per i giovani, che costituiscono il nuovo cammino del mondo, la preziosissima forza della vita dell’uomo, donata da Dio per il futuro dell’umanità, la prosecuzione piena di grazia di tutte le cose. Non cessiamo di pregare per questo sublime dono di Dio.
Insieme col precisissimo e illuminoso Padre della Chiesa di Cristo San Giovanni Crisostomo come nostro compagno di cammino dirigiamoci verso la “Grotta indicata da Dio” e veneriamo il Signore Dio-uomo che “è avvolto nelle fasce” per la nostra salvezza e Che è nato come uomo, affinché l’uomo potesse diventare Dio.
Con questa nostra fede nell’Unico Vero Dio, Che veneremo anche come il Bambino che giace nella mangiatoia e di cui ammireremo il tesoro della povertà, per mezzo della quale risplende la ricchezza della divinità, che sia propizio e nostro benefattore, l’immutabile luce e la base della nostra vita, che sia l’aiuto perpetuo e il nostro saldo e invincibile protettore.
Cristo è nato, glorificate!
          Il Paradiso si è aperto!
Il peccato è stato rivelato!
L’errore è stato allontanato!
Dio è sulla terra e l’uomo nei cieli!
Cristo è nato, rendete gloria!”

Venezia, Campo dei Greci, 25 dicembre 2014

 

+ Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia a Malta ed
Esarca per l’Europa Meridionale 

 

 

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Da leggersi in Chiesa prima del Congedo a conclusione della Celebrazione Eucaristica del Santo Natale, del Capodanno e della Santa Epifania.


 
 


+ BARTOLOMEO I
PER MISERICORDIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI, NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA
GRAZIA, PACE E MISERICORDIA
DA PARTE DI CRISTO SALVATORE GLORIOSAMENTE RISORTO

Cristo è risorto!

“Venite”, Fratelli e Figli nel Signore, “prendete la Luce dalla Luce che non tramonta”, dal Fanar, il Sacro Centro dell’Ortodossia e glorifichiamo tutti insieme “Cristo, il risorto dai morti”.

Cupa era la situazione dell’anima dei discepoli del Signore dopo la Sua Crocifissione, perché dopo la morte del Signore avvenuta in quel modo, si erano dissolte le speranze dei Suoi discepoli riguardo alla Sua e loro vittoria, come potere politico. Avevano interpretato l’uscita trionfale di Gesù Cristo a Gerusalemme, dopo la resurrezione di Lazzaro ed il nutrimento miracoloso di cinque mila uomini, esclusi donne e bambini, con cinque pani e due pesci, come preludio della loro conquista del potere secolare. La madre di due di loro fece certamente richiesta, che i suoi figli sedessero uno a destra ed uno a sinistra del Signore, quando Questi avesse assunto il potere. Tutte queste cose si erano dissolte, come sogni di bambini, a causa del terribile colpo della esecuzione mortale di Gesù Cristo.


Tuttavia, al mattino, il primo giorno dopo il Sabato, le Donne Mirofore trovarono vuoto il sepolcro e appresero dall’Angelo, che Gesù era risorto dai morti. Poco dopo però lo videro, in una situazione diversa che non permetteva alle Mirofore di toccarlo. Tale inaspettata situazione delle cose provocò la loro incredulità su Gesù, riguardo alla situazione dei fatti che seguirono. La risposta non fu data loro immediatamente. Furono avvisati di aspettare con pazienza e perseveranza fino a quando non fossero rivestiti di forza dall’alto. Ubbidendo al comandamento, attesero fino a Pentecoste, quando lo Spirito Santo, discese, rivelò loro in pienezza, la loro nuova missione. Questa non consiste nella liberazione di una nazione dall’asservimento da un’altra nazione, ma nella liberazione di tutta la umanità dall’asservimento al principe del male e del male in genere. Un’altra grande missione differente da quella che sognavano.


L’incomprensibile comandamento della divulgazione del messaggio di liberazione dell’uomo dalla schiavitù della morte li sorprese, ma fu accolto con zelo e proclamato ovunque e ha salvato e salva molti dalla morte. E’ il primogenito dei morti, colui che è risorto Gesù, il quale offre a tutti la possibilità della resurrezione e della vita eterna, una vita che non è soggetta più alla corruzione, in quanto nella resurrezione gli uomini sono come angeli di Dio nel cielo e portano un corpo spirituale al posto di uno carnale.

Viviamo da questo momento un assaggio di questa condizione beata di resurrezione, quando portiamo il nostro abito carnale in un modo tale da non assaporare l’essenza della morte, cioè l’allontanamento dall’amore di Dio, ma avvertiamo che passiamo dalla morte naturale del corpo carnale ad una vita più alta di tipo spirituale attraverso la conoscenza con amore del Volto del Signore, conoscenza che equivale alla vita eterna.


Non attendiamo dunque, semplicemente la resurrezione dei morti come un atto del futuro più lontano, ma partecipiamo ad essa da ora, per gridare ad ogni gente con San Giovanni Crisostomo: “Dov’è il tuo pungiglione, o morte? Dov’è o Ade la tua vittoria? Risorgiamo insieme con Gesù Cristo e viviamo le cose ultime come le presenti e le presenti come ultime. La resurrezione impregna la nostra esistenza e la riempie di gioia. Così si è riempita la bocca dei discepoli nel dire è risorto il Signore.

Proseguiamo l’opera degli Apostoli. Rendiamo partecipe il mondo del messaggio della resurrezione. Annunciamo riconoscendo, che la morte non può avere un posto nella nostra vita, non porta alcuna utilità alla umanità. Quelli che aspirano a rendere migliore la vita sociale attraverso la morte di alcuni loro prossimi, non offrono un buon servizio ai sopravvissuti. Servono l’allungamento della morte e preparano il fatto di venire inghiottiti da essa.


Ai nostri giorni i tamburi di morte e delle tenebre risuonano accanitamente. Alcuni uomini credono che lo sterminio di altre persone siano una azione lodevole e necessaria, ma si ingannano miseramente. Purtroppo l’annientamento e la vessazione dei più deboli da parte dei più forti, prevale sulla piramide del mondo a venire. Più spesso sorprende la durezza e la mancanza di pietà di coloro che detengono le redini del mondo e di color che credono di dominarlo.


Cristo tuttavia, attraverso la sua morte sulla croce, ha invertito la piramide del mondo e in cima ad essa ha collocato la Croce. In cima si trova Lui stesso, poiché Egli stesso ha sofferto più di tutti gli uomini. Non vi fu uomo nel mondo che abbia sofferto quanto ha sofferto Cristo, il Dio-Uomo: “Umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”. Per questo Dio Padre “gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome, affinché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra.” (Fil. 2, 8-11)


Spesso nella storia della umanità, vediamo signoreggiare le tenebre della morte, l’ingiustizia al posto della giustizia, l’odio e l’invidia al posto dell’amore e gli uomini a preferire l’odio infernale al posto della luce della Resurrezione. Nonostante il progresso tecnologico apparente delle società umane, nonostante le dichiarazioni riguardo ai diritti umani e delle libertà di fede, l’odio nazionalista e religioso accresce in tutto il mondo e provoca pericolose tensioni, le quali accrescono la signoria del regno della morte, dell’Ade, dell’inferno. Gli uomini sfortunatamente non possono sopportare la diversità del loro prossimo. Non possono accettare la diversa origine raziale, le loro diverse concezioni e opinioni, politiche, religiose, sociali.


La storia tuttavia, ha dimostrato che un vero progresso non può esistere senza Dio. Nessuna comunità può essere veramente progressista e felice, se non vi è libertà. Ma la vera libertà si ottiene solo stando accanto a Dio. La storia del ventesimo secolo conferma tragicamente questa verità. La umanità ha conosciuto l’orrore che proveniva dall’Europa Centrale con le migliaia di morti durante la Seconda Guerra Mondiale e le persecuzioni razziste. Allo stesso tempo tuttavia ha vissuto anche l’orrore di quelle forze che, definitesi progressiste, hanno commesso nel nome della libertà, delitti di analoga e immensa durezza in Europa Orientale. Così dunque, il totalitarismo non conosce schieramenti politici, quale progenie di una umanità senza Cristo, con conclusione naturale la rovina e la morte. Tutte queste cose attestano che ogni tentativo per una vera libertà senza Dio, è condannata alla tragedia.


In questo signoreggiare delle forze delle tenebre, la Chiesa risponde con la grazia e la forza del Cristo Risorto. Colui che prese su Se stesso i mali e i patimenti di ciascun uomo, dà al mondo, attraverso la Sua Resurrezione anche la certezza che “è vinta la morte”.


La resurrezione e la vita sono dono e luce di Gesù Cristo, che “appare a tutti”. Dunque diamo tutti onore al dono. Ringraziamo tutti il Donatore, colui che “ha illuminato come in uno specchio il mondo attraverso la carne e ha mostrato la luce della resurrezione alle genti”.  Venite, dunque, prendiamo la luce dalla Luce della Vita che non ha mai tramonto. Venite, accogliamo e accettiamo il dono della resurrezione ed esclamiamo dal cuore ad alta voce: Cristo è risorto dai morti, ha vinto la morte con la morte, donando la vita ai giacenti nei sepolcri! Rallegratevi popoli ed esultate!


Fanar, Santa Pasqua 2014


 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio


 

 

 
 


+ GENNADIOS
PER GRAZIA DI DIO
METROPOLITA D’ ITALIA E MALTA
ED ESARCA PER L’EUROPA MERIDIONALE
A TUTTO IL SACRO CLERO ED AL PLEROMA FEDELE
DELLA NOSTRA SACRA ARCIDIOCESI ORTODOSSA

Diletti figli nel Signore,

A Venezia, città dei sogni e dei Dogi, città dei grandi marinai, navigatori e conquistatori, città dell'arte e della ricerca, già capitale della Repubblica Serenissima, la luce della Resurrezione, luce dell'Ortodossia, luce di salvezza, la Luce di Cristo, illumina l'opera missionaria e culturale della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta, la quale ha ora reso accessibile una via, santificata e benedetta da parte di Dio, allo scopo di condurre i propri figli Ortodossi alla meta del “Giorno senza tramonto del Regno”.
Tuttavia, l'uomo dei nostri tempi, egoista, insensibile, che rifugge dall'assumersi responsabilità e traditore del volere di Dio, persegue con debolezza, con intransigenza, guidato da interesse personale e brama di guadagno, le guerre mortali, l’affamamento degli altri uomini, le catastrofi e i lutti di chi soffre.


In genere è distrutta la bellezza del mondo, a motivo della mancanza di rispetto e amore nei confronti della creazione di Dio, in modo particolare nei riguardi dell'uomo, dell'ambiente, a motivo dell'incoerenza e della ingratitudine nei confronti di Dio Creatore, che ha donato la natura divina. Inoltre lo storico e famoso “Editto di Milano”, a distanza di 17 secoli, vige solo teoricamente, senza che l'uomo possa cogliere i benefici largiti da Dio per mezzo di Costantino il Grande: la libertà religiosa, la propria personalità e dignità, la propria considerazione e la sua origine divina.


Purtroppo, tale empio comportamento e condotta  dell'uomo lo conducono su di un percorso di confusione e indolenza, su di un percorso anomalo e sciagurato, verso un risultato di turbamento, di inutilità e di suicidio. Cosa accadrà di fronte a tali terribili eventi, che hanno annullato l'uomo e lo hanno stremato? E' una evidente verità il fatto che non produce più, non da frutto, non ha debellato la miseria e la corruzione, ma risulta ammalato dal punto di vista spirituale, morale e umano, poiché si è allontanato da Dio, perché non apre la mano per toccare Dio, che è sempre pronto ad abbracciarlo, a liberarlo e a salvarlo.
Tutta l'odierna sostanza spirituale lo tradisce e lo presenta privo di autentica fede, preghiera e amore. Ecco i tre Doni-Beni incorruttibili e immortali: la Fede, la Preghiera e l'Amore, che l'uomo deve vivere allo scopo di risolvere i suoi problemi, le sue inquietudini e le sue incertezze e che Cristo Risorto dona con la Sua Resurrezione: “Egli, infatti, è la vita, la luce e la pace del mondo”.


Preghiamo in modo particolare, nel corso dei santi e sacrissimi giorni della Passione del Signore e della “Festa delle Feste” e della “Solennità delle Solennità”, della Resurrezione del nostro Salvatore Gesù Cristo, per gli ammalati, i prigionieri, i detenuti, per tutti quelli che hanno bisogno. Preghiamo con molto raccoglimento e devozione per gli Immigrati, Ortodossi e non, e preghiamo per loro Cristo Risorto. Rivolgiamo il saluto pasquale “Cristo è risorto!” a tutti i Vescovi Ortodossi delle altre Chiese Ortodosse locali, ai loro Rappresentanti e a tutti i nostri fratelli Ortodossi, pregando di cuore per loro.


La Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta, levando in alto la sua fiaccola della Resurrezione, invita tutti i suoi figli, tutti i suoi amici, ogni uomo di buona volontà, per i quali prega, che ama e che attende sempre tra le sue braccia paterne e fraterne, cantando con gioia e maestà bizantina: “Venite a ricevere la luce dalla luce senza tramonto, dalla forza della fede, dalla comunione con Dio, dall'amore, che è lo stesso Dio. Cristo è risorto! Rallegriamoci ed esultiamo, gioendo assai grandemente!”  
Amati fedeli della  Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta, gioite in Cristo Risorto, nostro Salvatore!


Cari Sacerdoti e Popolo di Dio, insieme a San Giovanni Crisostomo, Arcivescovo di Costantinopoli, padre dell'amore, del dialogo, della carità e dell'unità, diciamo: “Cristo è  risorto e sono precipitati i demoni. Cristo è risorto e gioiscono gli Angeli. Cristo è risorto  e regna la vita. Cristo è risorto e nessun morto è rimasto nel sepolcro. Cristo, infatti, risorto dai morti, è divenuto primizia di quanti si erano addormentati. A Lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.”

Venezia, Campo dei Greci, Santa Pasqua 2014



† Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta
ed Esarca per l’Europa Meridionale 


 

Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta


 

 

 
 

 

Prot. N. 138

 

MESSAGGIO CATECHETICO
PER L’INIZIO
DELLA SANTA E GRANDE QUARESIMA

+  B A R T O L O M E O

PER GRAZIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA, GRAZIA E PACE
DAL NOSTRO SALVATORE E SIGNORE GESU’ CRISTO
E DA NOI PREGHIERA, BENEDIZIONE E PERDONO

“Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza”
(2 Cor. 6, 2-3)

Amati Fratelli e Figli nel Signore,

La nostra Chiesa Ortodossa ci raccomanda questo periodo per volgere il nostro interesse alla vera conversione, la “fornace del peccato” secondo San Giovanni Crisostomo. La conversione è il primo tema dell’insegnamento del nostro Signore Gesù Cristo e la quintessenza dell’insegnamento cristiano. E’ l’invito giornaliero della Chiesa a tutti noi.
Nonostante ciò, molti di noi cristiani non abbiamo vissuto realmente la conversione. Talvolta la consideriamo come se non riguardasse ognuno di noi, perché non ci tocca nel proprio io, non ci fa rinvenire e non abbiamo coscienza di essere incorsi in qualche peccato. Ma come insegna l’esperto della vita spirituale, Abba Isacco il Siro, e decretano praticamente la maggior parte dei Padri della nostra Chiesa, “la conversione è indispensabile anche a coloro che sono perfetti”. E questo perché la conversione non è solo il pentimento per i nostri peccati ed il conseguente proposito di non ripeterli, ma anche il cambiamento delle nostre percezioni verso il meglio, cosicché sopraggiunga un miglioramento duraturo delle nostre percezioni su Dio e sul mondo, un aumento dell’amore e della umiltà, della purificazione e della pace.
In questo senso, la conversione è un cammino senza fine verso la perfezione di Dio, verso la quale dobbiamo tendere e muoverci continuamente. Poiché come  la perfezione di Dio è immensa, così il nostro cammino  per assomigliare ad essa è immenso e senza fine. Vi è sempre un piano di perfezione superiore di quello sul quale ci troviamo ogni volta e per questo dobbiamo sempre ambire al nostro progresso spirituale e al nostro cambiamento, come esorta l’Apostolo Paolo, colui che è salito fino al terzo cielo contemplando i misteri indicibili, scrivendo: “E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore” (2 Cor. 3,18).
Quanto più si purifica il nostro mondo interiore, quanto più si ripulisce il nostro occhio spirituale, tanto più limpido vediamo il nostro io e ogni cosa, e questo cambiamento, questo miglioramento della visione delle cose del mondo  e della nostra propria situazione spirituale, raccomanda una conversione, uno stato del nostro spirito evidentemente più nuovo e divenuto migliore, di quello in cui ci trovavamo fino ad allora. In questo senso, la conversione è il presupposto basilare del progresso spirituale e della sua riuscita  per vivere a somiglianza di Dio.
La conversione naturalmente, per essere reale, deve essere accompagnata  da analoghi frutti, particolarmente dal perdono del nostro prossimo e dalle buone azioni verso di esso. Il motto del nostro cuore, oltre all’amore per il prossimo, nell’accoglierlo e per quanto possibile, nel far fronte alle sue necessità, rappresenta un elemento base della conversione sincera. La via d’altra parte, della conversione è un  biasimo dei peccati ed una  loro confessione, il non serbare rancore, preghiera fervida e puntuale, carità, umiltà, amore verso tutti, vittoria del bene sul male, il fuggire la vanagloria e il vano innalzarsi e che allo stesso tempo porta alla morte.
La “differenza del fariseo e del pubblicano…” rivela la lotta della conversione dentro  l’animo umano, e ci chiama tutti a “odiare da un lato la voce superba di uno e dall’altro ad invidiare la preghiera assai compunta dell’altro”, pregando assiduamente con lacrime: “O Dio purifica noi peccatori ed abbi misericordia di noi”.
Il periodo della Santa e Grande Quaresima che sta per iniziare è offerto, nel mezzo nella vasta crisi economica su piano  mondiale, per manifestare il nostro aiuto materiale e spirituale verso il prossimo.  Così operando in modo filantropico e manifestando in pratica il nostro cambiamento,  da quel modo farisaico individuale  di affrontare la vita,  per affrontarla invece in modo collegiale e veramente altruistico, avremo realizzato una conversione grande e assai proficua ed un cambiamento del modo della percezione individualistica e avremo vissuto la conversione come da uno stato di vita sommaria e sbagliata attraverso il passaggio dal peccato dell’egocentrismo e della vanagloria,   nella virtù dell’altruismo, “ammirando come si deve  la umiltà misericordiosa e il pensiero del pubblicano.”
Dal Trono Patriarcale di San Giovanni Crisostomo, l’annunciatore e maestro pratico della conversione, entrando in questo periodo salvifico della purificazione del cuore e dello spirito, per accogliere la Passione, la Croce, il Sepolcro e la Resurrezione di nostro Signore, non solo a simboli e parole, ma in pratica e con la vita, veniamo esortati attraverso di lui in modo diacronico e anche noi, l’ultimo tra i suoi successori, invochiamo e supplichiamo: “Della conversione è, l’essere divenuti nuovi dopo essere invecchiati sotto i peccati, il desistere dalle cose vecchie e lavorare per le nuove…qui infatti la Grazia era il tutto.”
Ecco dunque, fratelli e figli, si apre davanti a noi un tempo gradito “per essere contriti” ed uno stadio di ravvedimento e di ascesi, affinché “ prima che si chiuda il sipario,  prendiamo cura della nostra salvezza”,  in conversione vera, personale e dal cuore, per quanto “abbiamo peccato, abbiamo agito male, abbiamo fatto torto… né abbiamo conservato, né abbiamo fatto … come ci aveva comandato” il Signore, affinché Colui che è presente in ogni luogo ed ogni cosa ricolma ci risparmi”, Cristo Dio, secondo la Sua grande e indescrivibile Misericordia, del quale la Grazia salvifica sia con tutti.

 

Santa e Grande Quaresima 2014

Il Patriarca di Costantinopoli,
+ Bartolomeo I
Fervente intercessore presso Dio per voi tutti.

 

 

 

 



 

 

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Η Θεία Λειτουργία του Αγίου Ιωάννου του Χρυσοστόμου

La Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo

Divine Litourgy of Saint John Chrysostomos

 

 

 



   
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